Stanze miste al San Luca, i comitati tornano all’attacco

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Stanza miste uomo-donna al San Luca, i comitati replicano all’Asl. «Rispettate la privacy dei pazienti e non trattateli come numeri». Prosegue il botta e risposta tra azienda sanitaria e comitati in merito ai casi di stanze promiscue durante la degenza. Per l’Asl si tratta soli di casi eccezionali ma la risposta non è stata gradita: «No! Non accettiamo le affermazioni della direzione Asl in risposta alle nostre osservazioni sulla sistemazione promiscua dei degenti nel nuovo ospedale. Non lo accettiamo perché il San Luca noi cittadini lo frequentiamo e la realtà la conosciamo, purtroppo, molto bene! E ripetiamo a gran voce che l’attuale organizzazione del nostro ospedale fa acqua anche nella fase di accoglienza. Infatti la sistemazione in camera mista (uomo-donna) è divenuta routine, non eccezione! La questione non può essere liquidata con tanta superficialità dalla direzione aziendale. Tanto più se per voce della direttrice dell’ospedale stesso dalla quale, in quanto donna, ci saremmo aspettati una maggiore sensibilità nel capire il disagio di essere costretti a condividere uno spazio di sofferenza con una persona di altro sesso».
Secondo i comitati è un problema di gestione e di scelte: «C’è una precisa strategia di politica sanitaria che, se anche attuata in altre parti d’Italia, non ha giustificazione in un ospedale nuovo e in una Regione che ha (aveva) come faro guida la “centralità del paziente”. E non è neppure vero che si ricorre alle camere miste solo per garantire le cure ed evitare trasferimenti in altri ospedali. Lo prova il fatto che i pazienti di sesso differente nella stanza promiscua rimangono confinati per tutta la durata della loro degenza. Mentre in più di un caso la presenza della stessa anomala situazione in più di una stanza consentirebbe di ristabilire la normalità con pochi spostamenti di letti. Quanto poi al rispetto della privacy, a garantirlo non vi è che una esile tenda, che comunque riduce ulteriormente lo spazio di sopravvivenza, già condizionato dal blocco delle finestre e dall’aerazione artificiale. Per non parlare del bagno condiviso, visto che come tutti sappiamo, viene utilizzato e gestito in modo differente da uomini e donne».
«Il concetto di salute – conclude la nota dei comitati – non va d’accordo con i pareggi di bilancio e relativi premi ai presidenti Asl, così come i contenimenti della spesa dei singolo reparti, sempre con i relativi premi ai dirigenti. I criteri “aziendali” non devono essere applicati alle persone. Noi Comitati Sanità sosteniamo e ribadiamo che la privacy non è affatto garantita come dovrebbe, e le “camere miste”, nella degenza ordinaria, sono profondamente lesive della persona, non solo fisica. E soprattutto di quella dignità e riservatezza che reputiamo sacre e irrinunciabili e per il cui rispetto non servono leggi né tanto meno linee guida o codici di procedura».

Fonte: Il Tirreno Lucca

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