Sanità, milioni per le assunzioni

Il presidente toscano incalzato dai sindacati

Si fa precedere non da un tappeto rosso, che di natura sembra proprio non amare, nè dagli squilli di tromba: ma da una pioggia di milioni. Il caso vuole che l’arrivo di Antonio D’Urso alla guida della sanità aretina coincida con il patto sulla sanità siglato ieri tra Regione e sindacati. Un patto che suona come una vincita in un quiz: perché mette a disposizione nove milioni di euro. Non tutti per noi, certo: ma una bella fetta sì. Quanto lo scopriremo solo vivendo. Anzi, è la parte di percorso che ora toccherà davvero a D’Urso. Perché da domani salirà nella stanza dei bottoni della Asl sud est, la cui sede centrale almeno per ora resta Arezzo, e da lì dovrà condurre le trattative con la Regione per ottenere più possibile in confronto alle esigenze. Che sono infinite.
La sanità ha due punti dolenti su tutti: la lunghezza delle liste d’attesa e la carenza di personale. Ed entrambi passano da un rafforzamento degli organici oltre che dell’organizzazione. Passaggio quasi impossibile con le risorse nazionali: la legge infatti vincola i direttori generali non solo a non assumere più di tanto ma addirittura a ridurre il personale. Una morsa che l’ex direttore Enrico Desideri era riuscito in qualche modo ad evitare ma anche lui senza poter estendere come avrebbe voluto gli arrivi. Lo sforzo della Regione va in questa direzione.
Terza coicidenza fatale. Proprio oggi ci sarà la seconda puntata della vertenza aperta proprio l’ ultimo giorno della gestione Desideri. Un confronto tra le segreterie sindacali e l’amministrazione. Lo stato di agitazione era stato bloccato a fronte dell’impegno di assumere e di assumere in tempi brevi. Oggi i sindacati, dalla triplice fino agli autonomi, vogliono i fatti: cifre precise, i bisogni non solo per area vasta ma per zone, il quadro dei reparti. Disposti a camminare insieme ma non nell’incertezza. Quella che il patto di ieri potrebbe
contribuire a dissipare. La Regione si impegna a finanziare il Patto con 6.050.000 euro ma alzando il budget delle aziende per la riduzione delle liste di attesa e il miglioramento dei servizi con altri 2.950.000 euro. Totale 9 milioni.
Prima tappa la stabilizzazione dei precari che hanno maturato i requisiti di lavoro “flessibile” nei termini previsti dalla legge Madìa. Quindi le assunzioni, con copertura integrale del turnover 2019 e quello necessario per l’apertura di nuovi servizi. Determinante in un anno dove sta venendo al pettine la fuga verso la pensione a cavallo della quota 100. Infine la trattativa sulle indennità, come per esempio quelle per particolari condizioni di lavoro e i turni. Attenti che dalla finestra non rientrino troppi straordinari e dintorni: ma almeno disposti a pagarli per come meritano.

Fonte: La Nazione Arezzo

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