Primari, oncologia, liste: i nodi della «nuova» Asl

Oggi inizia l'era del nuovo Dg della Toscana sud

Un’agenda di quelle imbottite, elegante come un diario ma implacabile: sono i dieci punti della sanità aretina, anzi undici. Che negli anni cresciuta è si è moltiplicata, esempio la fuga in avanti sulla robotica, ma ha già pronti i suoi bravi nodi da sciogliere per Antonio D’Urso, l’erede in pectore di Enrico Desideri. E li sfogliamo qui, tra una dirigenza che non è ancora finita e una che non è ancora cominciata.ONCOLOGIA. Partiamo dalla fine, come negli sceneggiati Tv. E’ un reparto nevralgico e delicato. Da una settimana ufficialmente senza primario, essendo stato Bracarda in aspettativa fino a tutto gennaio. E c’è da archiviare definitivamente la questione della rotazione: il piano è stato bloccato, però di nero su bianco non c’è nulla. A D’ Urso affondare la biro..
PRIMARI. A oncologia e non solo. Nove reparti in cerca d’autore. La salute mentale, il centro trasfusionale, ortopedia, chirurgia, ginecologia, gastroenterologia, neurologia, nefrologia. Sezioni chiave dell’ ospedale guidate da ottimi professionisti ma non ancora definitivi. Alcuni concorsi sono banditi, altri ancora no: ad esempio a fine gennaio sono scaduti i termini per le domande per nefrologia. La Regione ha promesso una corsia preferenziale. Occhio alle date.
LISTE D’ATTESA. Enrico Desideri spiega a suon di dati che il miglioramento c’ è stato e robusto. In ogni caso lui per primo ammette che c’è da correre. In particolare per Tac, risonanze e dintorni: è appena partita la moltiplicazione degli esami, spalmati anche sul sabato pomeriggio e sulla domenica. Ai Cup l’ardua sentenza.
CUP. Proprio lui, il centro unico di prenotazione. Nell’era Desideri è diventato meno unico, il suo ruolo è stato integrato da decine di sportelli, comprese le farmacie. Restano però nei giorni critici lunghe code e
lunghe attese al San Donato. La prenotazione dal medico diventa prassi?
CARENZA SPECIALISTI. Alla cronica insufficienza di medici, si unisce una difficoltà oggettiva nel
pescare alcune specializzazioni: esempio? Anestesisti, radiologi, medici di pronto soccorso, ginecologi, pediatri, perfino cardiologi. E questo rende più drammatica la «fuga»di alcuni professionisti verso altre Asl.
PRONTO SOCCORSO. Ha ospitato le maggiori proteste ma anche i maggiori interventi. Le attese nella
saletta dalle sedie celesti sono diminuite ma non abbastanza. E nei momenti clou il bivacco si rinnova. Il piano Desideri deve ancora in parte essere applicato.
INFERMIERI. Decisivi nella sanità quanto i medici. Lamentano da anni carenze di personale: uno per 12 pazienti nelle migliore delle ipotesi? Troppi.
POLO PRIVATO. Arezzo vanta una delle realtà più importanti della Toscana, nel mix tra Centro chirurgico e San Giuseppe. Una risorsa ma solo se non diventa una «scorciatoia» salata ai ritardi dei servizi pubblici ORTOPEDIA. E’ la specializzazione che nel tempo ha visto rafforzarsi più delle altre la risposta privata. Ultimo caso l’addio di Caldora: qui c’è da dare risposte urgenti e di qualità, o il servizio pubblico scivolerà in serie B.
QUOTA 100. La sanità sarà uno dei territori dove si dovrebbe concentrare la fuga verso la pensione.
C’è il rischio concreto che i vuoti attuali diventino voragini.
SAN DONATO. Una volta era bello ma scomodo. Ora comincia ad essere un po’ datato. C’è da rinnovare ad esempio tutto il blocco chirurgico. Il progetto c’è, i soldi quasi: ma non c’ è niente di meno sicuro dei finanziamenti promessi fino a quando non arrivano. O dei nuovi direttori finché non si insediano..

Fonte: La Nazione Arezzo

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