Ospedali come le trincee. Tremila i medici aggrediti

Consulti via web per i medici al tempo del Covid

In ospedale o in ambulatorio come in trincea. Per i medici è stato un altro week end di paura. A Napoli una dottoressa del 118 è stata aggredita dai parenti e amici di una coppia caduta dal motorino, che stava soccorrendo; a Roma, all’ospedale Sant’Andrea, un uomo in preda all’ira, padre di un ricoverato, si è scagliato contro la dottoressa di turno minacciandola di morte; a Palese, in provincia di Bari, un intero equipaggio del 118 è stato tenuto sotto scacco da un paziente armato di katana.Da giorni il clima all’Ospedale Civico di Palermo è incandescente con aggressioni che si susseguono anche nell’arco di un’ora. Una scatenata persino da una guardia giurata che ha messo in fuga medici e infermieri colpevoli di non averlo fatto entrare nella stanza della figlia. Una scia di violenze che crescono a ritmo esponenziale.
La Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, stima che siano oltre tremila i casi di aggressione l’anno, solo 1.200 denunciati all’Inail. Quelle raccolte dal sindacato degli infermieri Nursing dicono che i più esposti al rischio sono gli addetti al pronto soccorso, con 456 casi l’ultimo anno, seguiti da medici e infermieri che lavorano in corsia
(400), mentre le aggressioni negli ambulatori sarebbero state 320. Ma a dover indossare l’elmetto sono soprattutto i medici di continuità assistenziale, che sostituiscono i medici di famiglia la notte e nei festivi. Qui non sono
volate solo le sberle, ma in venti anni si sono dovuti contare 87 casi tra omicidi, violenze carnali e sequestri.
«In molte sedi mancano anche i più elementari sistemi di sicurezza» denuncia Tommasa Maio, che rappresenta la categoria nel sindacato Fimmg. «Ma nel rinnovo della nostra convenzione abbiamo raggiunto un accordo con la parte pubblica: nelle ore notturne i medici di guardia non riceveranno più pazienti, ma si limiteranno a dare consigli telefonici o a visitare a domicilio».
A scatenare l’ira dei malati e dei familiari al seguito sono a volte i disservizi, liste d’ attesa in testa. Ma il
presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli, ha un’altra lettura del fenomeno. «Vedo un parallelo tra quanto accade a noi e agli insegnanti. Queste violenze sono frutto di una cultura secondo la quale la sanità o la scuola
sono alla stregua dei supermarket, dove prendo quello che mi piace e se non trovo cerco un capro espiatorio».
Se i camici bianchi puntano a un cambiamento culturale, a Pordenone ci penseranno gli alpini a proteggere i medici di guardia. L’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, ha invece già messo a punto dei corsi di autodifesa, che rientreranno nella normale formazione professionale medica.
A chiedere «l’inasprimento delle pene per chi si scaglia contro gli operatori sanitari» è invece il presidente della
Fiaso, Francesco Ripa di Meana, che annuncia per il primo maggio l’avvio della raccolta firme insieme a Ordini professionali e associazioni degli utenti per presentare una proposta di legge d’iniziativa popolare. Sperando che non occorra chiamare l’esercito, come proposto dal Codacons.

Fonte: Il Tirreno

(Visto 93 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *