Livorno, facciate nuove al 1° padiglione «Ma all’interno è un disastro»

L'Anaao dura sulle critiche di Saccardi agli ospedali della Toscana nord

Domani, col trasferimento di Medicina nel secondo padiglione ristrutturato, si chiuderà la dolorosa vicenda del quinto, che per troppi anni ha accolto migliaia di malati, soprattutto anziani, in un contesto strutturale indecoroso. Ma se il quinto, con le sue crepe nelle camerate, i bagni in fondo ai corridoi, le facciate divorate dal tempo e dall’ incuria, era l’ esempio più evidente dell’ inadeguatezza di una parte almeno del nostro ospedale, ci sono altri padiglioni in condizioni simili. A partire dal primo, sede tra l’ altro di oncologia e cure palliative. Non è un caso che proprio in questi giorni l’ Asl abbia pubblicato la gara per la manutenzione straordinaria dell’ edificio. Importo complessivo circa 400mila euro che serviranno per rifare l’ esterno della struttura: le facciate che cadono a pezzi e il tetto, perforato da infiltrazioni. I lavori dovrebbero iniziare dopo l’ estate con conclusione prevista entro Natale. È chiaro a tutti però che si tratta di una toppa, per quanto costosa. «Anche l’ interno è un disastro. Al primo piano, dove hanno sede le degenze di oncologia ed ematologia, non vengono imbiancate le pareti da 15 anni», accusa Alessandro Baldi, presidente dell’ Ail, l’ associazione contro leucemie, linfomi e melanomi. Poi aggiunge: «Il fatto è che questo è un padiglione abbandonato, andrebbe chiuso e i reparti dovrebbero essere trasferiti da un’ altra parte». Il problema è dove: perché spazi alternativi in viale Alfieri non ce ne sono. Ma il nodo è soprattutto un altro: fino a quando non sarà risolta l’ impasse sull’ ospedale nuovo, non potrà esserci neanche un piano organico di ristrutturazione di viale Alfieri e l’ unica strada per l’ azienda sarà proprio quella di tamponare i problemi più urgenti, toppa su toppa. È proprio per questo che non molto tempo fa sul Tirreno il dg dell’ Asl Maria Teresa De Lauretis auspicava da parte della politica una decisione veloce sulla questione ospedale nuovo/ospedale vecchio, qualunque essa fosse. IL PRIMO GIUGNO L’ APERTURA DELLE BUSTE. Come dicevamo, al primo padiglione è previsto il rifacimento delle parti deteriorate della facciata e del tetto. Le foto che pubblichiamo qua sopra parlano meglio di ogni parola: l’ edificio sembra abbandonato da anni e fa un certo effetto il confronto col secondo padiglione, proprio lì accanto, pronto per essere inaugurato domani. In questi giorni sono avvenuti i sopralluoghi delle ditte interessate ad aggiudicarsi i lavori e in settimana sono attese le offerte. Il primo giugno saranno aperte le buste. Il cantiere dovrebbe essere operativo da fine estate per terminare entro 90 giorni, dunque a fine anno. I PONTEGGI INTORNO AL PADIGLIONE E I POSSIBILI RISCHI D’ INFEZIONE. Il primo padiglione verrà completamente circondato dai ponteggi. Ma la presenza di un cantiere del genere e di lavori così impattanti, seppur all’ esterno, secondo il presidente dell’ Ail potrebbe essere rischiosa per i malati ospitati nell’ edificio. «Il problema sono gli infissi ­ dice ­: con quelli attuali le polveri entreranno con facilità. Anche se non so se siano più pericolose quelle o il guano dei piccioni che è ovunque». Meno preoccupata, da questo punto di vista, suor Costanza Galli, primario di cure palliative al secondo piano, dove la situazione appare migliore: «Casomai il problema può essere il rumore del cantiere», dice. L’ APPELLO: «CAMBIATE LE FINESTRE E RIFATE LE CAMERE». Baldi chiede all’ azienda di cambiare in primis le finestre: «Al primo piano molte sono ancora di legno, vecchie, rovinate, fanno passare di tutto, spifferi, polvere, sporco col rischio infezioni per i malati». L’ investimento secondo il presidente dell’ Ail dovrebbe avvenire proprio all’ interno della struttura: «Proprio in questi giorni, grazie alla spinta e ad un contributo della nostra associazione è in corso la trasformazione di due uffici in una nuova cameretta che permetterà di portare i letti da 8 a 10. Abbiamo pagato il 50% noi e il 50% l’ Asl. L’ arrivo del nuovo primario Giacomo Allegrini ha portato un’ attenzione maggiore anche alla struttura, ma qui non bastano interventi qua e là, seppure molto migliorativi. Bisognerebbe svuotare il reparto e rifarlo tutto».

Fonte: Il Tirreno

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