L’intersindacale medica a confronto nella prima conferenza regionale

Di seguito, pubblichiamo il comunicato stampa dell’intersindacale medica veterinaria e sanitaria della Toscana, alla vigilia della prima conferenza regionale, in programma venerdì 28 aprile. Un confronto che spazierà dalla riforma della sanità toscana al ricorso sempre più frequente del regime privatistico; dal rapporto tra la politica regionale e i professionisti sanitari alle differenze nelle norme sulla costituzione dei fondi contrattuali applicate in passato dalle aziende sanitarie.

Nel corso della prima conferenza regionale dei delegati aziendali dell’intersindacale medica veterinaria e sanitaria della Toscana si parlerà dei rapporti non facili tra Regione e Professionisti, della deriva privatistica che sembra contagiare anche la Sanità Toscana, dell’applicazione di una legge di riordino che sta accumulando ritardi sempre più gravi in un sistema che non può permettersi di restare indietro. Tra tutti la scoperta che le diverse aziende della stessa regione applicavano le norme sulla costituzione dei fondi contrattuali con modalità talmente difformi da creare differenze inaccettabili nelle retribuzioni dei professionisti.

La riforma della Sanità Toscana, varata nel dicembre 2015 ha portato all’accorpamento delle aziende sanitarie che da 12  sono passate a 3.
L’unione di aziende, fino ad allora gestite in modo autonomo e indipendente l’una dall’altra, ha inevitabilmente portato alla unificazione anche dei fondi contrattuali.
Da sempre, a livello nazionale, quella dei fondi, destinati a finanziare la dinamica degli incarichi professionali, il premio di risultato e l’attività disagiata (indennità di guardie notturne e festive, straordinari etc.), è stato un punto dolente del confronto tra Aziende e rappresentanze sindacali.

I timori di una gestione  della costituzione dei fondi disomogenea e soggettiva sono diventati certezza  con l’unificazione delle aziende. Le differenze di consistenza economica tra le ex aziende saltano agli occhi con differenze anche rilevanti che, in alcuni casi, sfiorano i due milioni di euro se si confronta il monte economico complessivo in relazione al numero di professionisti presenti.

Ovvia la forte irritazione di medici e dirigenti sanitari delle aziende dove le risorse sono risultate più limitate, hanno scoperto che le loro direzioni, per le stesse funzioni e obiettivi, li retribuivano con compensi molto più bassi di quelli dei loro colleghi che lavorano in aziende contigue della stessa Regione.

Sembra che le differenze abbiano, in alcuni casi, origini anche molto lontane nel tempo, occorre tornare indietro di 15 e anche 20 anni per trovare le tracce di sospetti errori contabili che avrebbero portato alle forti diseguaglianze che oggi sono all’evidenza. Nessuna responsabilità pregressa per le nuove direzioni che devono però fare i conti con una situazione che, se dimostrata , coinvolgerebbe tutti: la necessità di fare chiarezza è oggi non più rinviabile.

L’intersindacale medica ha quindi deciso di assumere l’iniziativa attraverso un accesso formale agli atti e il successivo incarico ad un professionista esterno per una puntuale verifica rispetto alla costituzione amministrativo/contabile dei fondi contrattuali.

Le risultanze dell’indagine saranno consegnate all’assessore Saccardi insieme alla richiesta di affrontare un nodo che, per i Sindacati, deve essere sciolto senza ulteriori rinvii.

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