La quota 100? Decapiterà la sanità. «In pensione 216 dipendenti Asl»

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Decapitati dalla quota 100, se il provvedimento diventerà legge: 91 dirigenti (di cui 75 medici e sei dirigenti amministrativi) e 125 dipendenti del comparto (di cui 38 operatori socio sanitari), 37 infermieri ed uno pediatrico, tre assistenti sociali e cinque infermieri di coordinamento potrebbero andare in pensione. I calcoli fatti dalla Funzione pubblica Cgil riguardano coloro che nel 2018 hanno compiuto 62 anni e quindi hanno maturato almeno una delle due condizioni previste dalla nuova normativa pensionistica. A questa va aggiunta la verifica dei 38 anni di contributi.Lo scenario è stato tracciato dalla Fp Cgil insieme allo Spi Cgil durante un’assemblea che si è tenuta ieri nella Sala degli Spedalinghi al Misericordia e Dolce. In platea anche l’assessore alle politiche sociali Luigi Biancalani e il presidente della commissione consiliare 5 Gabriele Alberti. «Con i dati forniti dall’Asl Toscana Centro – spiega Sandro Malucchi, segretario Fp Cgil – abbiamo voluto tracciare il quadro di quello che potrà accadere a Prato nel caso in cui la quota 100 dovesse essere applicata. Quello che emerge è chiaro: è necessario che fin da adesso l’azienda si preoccupi di dare risposte incisive». Solo pochi giorni fa l’ Asl aveva parlato di assunzioni per un totale di 135 addetti. «Un dato che potrebbe funzionare nel caso in cui fosse ancora in vigore la legge Fornero, ma da rivedere nel caso in cui quota 100 diventasse effettiva». Se si dovesse concretizzare questa previsione, il settore della dirigenza dell’Asl pratese perderebbe un 10% circa del proprio personale (attualmente sono 400 assunti) e il 6% del comparto (attualmente si attesta su 2.200 unità). «L’Asl dovrebbe affrettarsi ad assumere medici, infermieri e oss – prosegue Malucchi – e per farlo è necessario mettersi in moto quanto prima. Un nuovo medico non potrà essere immesso nel settore con le medesime competenze di chi ne esce dopo una vita di esperienza lavorativa. E’
importante tutelare il diritto alla pensione, ma anche il diritto a essere curati». Il totale di chi nel corso del
2019 potrebbe andare in pensione è pari a 216 unità. «C’ è poi la partita dei nati nel 1957 – aggiunge il segretario della Funzione pubblica Cgil – in questo caso sono 10 i medici dirigenti, 15 gli infermieri e 8 gli oss che potrebbero avere i requisiti per andare in pensione. Insieme ad altre figure si arriverebbe a un numero pari a 65 unità». Alla situazione attuale va aggiunta un’ ulteriore proiezione futura, «quella della costruzione della nuova palazzina all’ospedale con 109 posti letto in più». «Il che significa altro personale. Lo stesso discorso vale anche per le cure intermedie che apriranno nell’ex rsa di Narnali: si procederà con l’esternalizzazione o con una soluzione interna?», si chiede Malucchi. Per Grazia Tempesti della segreteria Spi Cgil «a fronte di un aumento delle aspettative di vita e di una maggiore incidenza di malattie croniche è necessario potenziare il sistema santario ed il suo funzionamento: va bene l’intensità di cura come si pratica all’ospedale, ma è indispensabile pensare come gestire i servizi sanitari in relazione ad una crescita degli anziani e delle esigenze sanitarie e assistenziali
richieste».

Fonte: La Nazione Prato

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