La fine della specialistica pediatrica universale è iniziata

Ospitiamo l’intervento di Flavio Civitelli, segretario regionale Anaao Assomed, in merito all’emergenza di specialisti in pediatria a Volterra.

Anche il sindaco di Volterra vuole il suo pediatra in ospedale. Un ritornello che si espande a macchia d’olio e risuona in tutte le sedi periferiche e isolate d’Italia.
Monte Amiata, Volterra, entroterra del senese o del grossetano…il pediatra di famiglia è introvabile, I sindaci vorrebbero un pediatra al Pronto Soccorso di ogni piccolo ospedale, un professionista con undici anni di studi universitari che dovrebbe spengere le sue ambizioni professionali nel visitare due-tre bambini al giorno con la tosse. Qualcuno dovrebbe informare i nostri amministratori che i pediatri sono in estinzione, peraltro rapida. Il decisore politico che conta, ha decretato la fine della pediatria convenzionata e, con essa, quella dei punti nascita di frontiera.
Lo specialista porta a porta in tutte le sedi, anche le più disagiate, è già un miraggio per molte comunità.
Così mentre molti neolaureati restano esclusi dalle specializzazioni, condannati a un limbo indefinito, di contro mancano specialisti sulla cui formazione nessuno vuole investire.
L’ipotesi di utilizzare il percorso triennale sperimentato dalla medicina di famiglia anche per i pediatri di famiglia non trova ascolto. Che quello della pediatria sia un omicidio doloso o colposo non è dato sapere. Di certo l’esperienza del pediatra per tutti, nata 25 anni or sono, si avvia tristemente verso l’epilogo tra le proteste inascoltate dei sindaci delle piccole comunità disagiate, montane o insulari, che sfornano inutili ordini del giorno consiliari e comunicati stampa a uso e consumo dei propri cittadini elettori a cui devono dimostrare un po’ di impegno. Il grande assente: la programmazione sanitaria, un’attività alla quale una politica distratta non si dedica più da anni sempre più impegnata a cinguettare sugli smartphone.

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