«L’ intensità di cura? Un errore Sarebbe meglio tornare indietro»

Riccardo Paolini, ex primario alla Misericordia

Abolizione dei reparti ospedalieri, organizzazione per intensità di cura, area vasta Arezzo, Grosseto, Siena per usare l’ ordine alfabetico, 118 trasferito, riduzione dei posti letto: ne parliamo con il dottor Riccardo Paolini, uno dei primari più noti, per quasi 30 anni, del reparto di urologia al Misericordia di Grosseto, ed oggi a riposo. Dottor Paolini, ma il modello per intensità di cure, tanto sbandierato come una conquista, ha portato davvero ai miglioramenti attesi, soprattutto dal cittadino? «L’ ispirazione del sistema attuale, sia organizzativo che amministrativo, è stata copiata dal manufatturiero, che non ha certo le stesse necessità di quello sanitario. Il lean thinking (pensare snello) ne è un esempio: si rifà all’ organizzazione della Toyota».

Ma come? «Non è una mia battuta o una mia scoperta. Lo sostiene, dal dicembre 2015, una ricerca dell’ Assobiomedica Centro Studi Ernesto Veronesi di Milano, diretto dal professor Paolo Cazzaniga». Cosa emerge? «Che c’ è una confusione terribile in quanto non ci sono più i reparti per specialità: i pazienti vengono classificati per intensità di cura per cui ci ritroviamo un paziente ortopedico vicino ad uno urologico. Con grande disagio, non solo per il paziente ma anche per medici e infemieri». Allora perchè è stata adottata? «Questa nuova organizzazione è ststa presentata come la panacea di tutti i mali e si diceva che, se non si fosse attuata subito, saremmo rimasti indietro sia scientificamente che organizzativamente. In effetti in Italia è stata adottata solo da 37 ospedali su 576. Naturalmente in Toscana siamo stati i primi in Italia, nel 2005, a deliberarla e attuarla». Allora c’ era anche lei in ospedale, come primario di urologia, e il direttore generale era il dottor Calabretta. «Quando io ero in servizio non si è attuata, Calabretta aveva probabilmente questa idea ed ebbi con lui quattro cause perchè voleva allontanarmi, o meglio pensionarmi. Io sono rimasto in servizio, sono rimasto fino al 2009 e l’ intensità di cura, da noi, è partita poi nel 2010». Se ora lei si fosse trovato, come Paolini, inserito in questo nuovo sistema di intensità di cura, come avrebbe reagito? «Sarebbero tornati indietro subito come ci ritorneranno. Al primo paziente che avesse subìto un danno alla salute per la disorganizzazione creatasi, avrei denunciato subito l’ accaduto».

Fonte: La Nazione Grosseto

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