«In Toscana noi privati sempre più ai margini, ma così si crea il vuoto»

Francesco Matera, presidente Aiop Toscana

«Noi privati rappresentiamo il 2,5 per cento di tutta l’ offerta sanitaria toscana. Siamo a dir poco marginali». Francesco Matera, presidente regionale dell’ associazione italiana ospedalità privata (Aiop), rappresenta con un numero lo stato di salute delle cliniche e delle case di cura private in Toscana. Una regione dove il pubblico rappresenta la quasi totalità dell’ offerta. «Quando sono arrivato in Toscana, 14 anni fa, il privato rappresentava il 3,8 per cento. Molto poco. Ma via via si sono persi pezzi, si sono perse case di cura. Non si può dire certo che qui il privato goda di buona salute». Secondo Matera, i motivi sono due: la vocazione storica della Toscana per il pubblico e il trend nazionale degli ultimi anni, perché «dal governo Monti in poi, con la spending review, le risorse per le Regioni sono diminuite e quindi, a cascata, si sono ridotte anche le convenzioni con i privati. Ma è chiaro che dove sei già molto debole come in Toscana, questo arretramento si avverte di più».
Villa Cherubini, Villa Santa Chiara, la casa di Cura Pergolino, la clinica di Poggio Sereno, tra Firenze e dintorni sono i nomi più noti delle chiusure avvenute negli ultimi sette anni. «Il problema è che il privato che ha chiuso non è stato rimpiazzato dal pubblico ­ spiega Matera ­ E se oggi il governatore Enrico Rossi si preoccupa delle liste d’ attesa che aumentano è anche perché l’ offerta sanitaria complessiva è minore che in passato». In particolare è la diagnostica, tra risonanze magnetiche, Tac e servizi ambulatoriali, ad averne risentito di più. Non solo, «se è vero che il bilancio tra mobilità attiva e passiva è in saldo positivo, ovvero ci sono più pazienti che vengono in Toscana da altre regioni che toscani che si curano altrove ­ prosegue ­ è altrettanto vero che chi da qui va fuori lo fa per interventi importanti: la nostra regione, ad esempio, sulla protesica è molto debole». Il meccanismo che colpisce il privato, a giudizio del presidente toscano di Aiop, è quello del tetto alle prestazioni: «Se non possono superare un certo numero di pazienti, ci sono realtà costrette a chiudere: Villa Ragionieri, con 150 letti, avrebbe potuto fare 20, 30 milioni di fatturato. Invece si fermava a 9, con molti letti vuoti. A Villa Santa Chiara è successo lo stesso, tanto che la proprietà ha deciso di accorpare le attività con Villa Ulivella: invece che avere due realtà occupate al 50 per cento, conviene averne una sola ma piena». Discorso diverso per Pergolino e Poggio Sereno, dove erano emersi problemi di natura strutturale. Oltre al tetto, i problemi per le cliniche private sono legati anche alla legge Turco del 2007 che ha regolato la libera professione, decidendo di riportarla all’ interno degli ospedali pubblici: «La Toscana è stata molto efficiente sotto questo aspetto, e non la si può biasimare ­ dice Matera ­ Semmai, mi lascia molti dubbi la scelta di tenere aperti tanti piccoli ospedali di provincia, dei carrozzoni inefficienti, che assorbono spesa inutilmente». Il privato, tuttavia, continua ad avere un ruolo chiave, quasi esclusivo, nel settore della riabilitazione ortopedica. E in quello dei malati in stato vegetativo: nell’ Asl Toscana Centro, l’ unica clinica abilitata, Villa le Terme­Falciani, con i suoi 104 pazienti, è privata.

Fonte: Corriere Fiorentino

(Visto 49 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *