I numeri del Policlinico, un malato da curare

Siena in controtendenza per le attese

La vendita delle Scotte alla Regione Toscana per 150 milioni di euro ridette respiro alle casse esauste dell’Università e salvò entrambe le istituzioni. Oggi serviranno altri 150 milioni per riorganizzare completamente il policlinico e metterlo al passo coi tempi e le nuove esigenze dell’area vasta. E se nel recente passato si è pensato addirittura di abbattere l’attuale ospedale per ricostruirlo di nuovo, il direttore generale Valter Giovannini 
ha un’idea diversa: ridisegnare completamente l’attuale attività suddivisa «per lotti e specialità» con una «per poli».Con l’attività ambulatoriale sempre più in primo piano, al fianco di quella assistenziale. Ma come si è arrivati alla vigilia del nuovo passaggio, ormai inevitabile? La risposta è nel legame con l’Università. Un legame a doppio filo quello fra policlinico e ateneo, fin dall’origine. Sin dal 1300, infatti, l’insegnamento della pratica medica conserva tracce nell’antico Spedale, il Santa Maria della Scala; le prime lauree in Medicina e Arti sono concesse nel 1389. Il corso di laurea in Medicina e quello in Chirurgia sono regolamentati nel 1824. Oggi, dopo la riforma universitaria, al posto della Facoltà ci sono tre Dipartimenti di area medica: Dipartimento di Scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze, Dipartimento di Biotecnologie mediche e Dipartimento di Medicina molecolare e dello sviluppo. L’ antico Spedale diviene policlinico universitario nel 1886.
La storia più recente inizia con il trasferimento del policlinico dal Santa Maria della Scala al Santa Maria alle Scotte: il primo lotto del nuovo policlinico sulla collina di Scacciapensieri è datato 1975, ma il trasferimento si completa alla fine degli anni ’80. E fin qui l’ospedale coincideva in tutto e per tutto con l’ Università. Il 1° gennaio 1995 nasce l’ Azienda Ospedaliera Senese e nel 2010 l’Università vende alla Regione l’immobile delle Scotte, pur mantenendo la proprietà del Polo
didattico. E di area universitaria sono anche 257 (medici e specializzandi), parte di quei 3mila dipendenti delle Scotte, che ne fanno la prima azienda della provincia, il primo serbatoio occupazionale, non considerando il Monte dei Paschi.
Un passo indietro e torniamo all’evoluzione dell’organizzazione. Se nel 1995 c’erano 48 reparti di
degenza con circa 1.000 posti letto, oggi l’ospedale è completamente cambiato: ci sono 8 Dipartimenti ad attività integrata, articolati in 66 Unità operative complesse (i vecchi reparti) e 7 programmi di
alta specializzazione, per 750 posti letto. Per quanto riguarda la struttura, vicina ai 40 anni di
vita, ci sono 5 lotti, un centro didattico, un centro direzionale, un Dipartimento di emergenza
urgenza.
Nei grandi numeri dell’ attività, infine, si legge ancora una volta la necessità del cambiamento: il 2017 ha visto 31.993 ricoveri (23.997 ordinari, più 7.996 day hospital); 62.594 accessi al pronto
soccorso; 299 interventi chirurgici robotici; 260.500 visite ambulatoriali; 2.143.000 prestazioni
di laboratorio.
E, ancora, ci sono i conti ad inquadrare una grande realtà. L’Aou Senese viaggia con 330 milioni circa
di fondi dalla Regione, soldi presi dal Fondo Sanitario nazionale: 67,8 milioni di contributi, 220 milioni di ricavi dalle prestazioni sanitarie e 6,6 milioni di compartecipazione ticket. A fronte delle entrate ci sono però uscite consistenti: 83,9 milioni per acquisto di beni, 35,7 milioni per acquisto di servizi, con la voce di spesa più ipesante che è il costo del personale, pari a 137,2 milioni di euro. Ma fanno pensare i 9,2 milioni che ogni anno vanno in manutenzioni e riparazione, cui si aggiungono 9,8 milioni di ammortamenti e 9,4 di imposte sul reddito.

Fonte: La Nazione Siena

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