Dirigenti e privati. La sanità toscana nel mirino del Pd

Il presidente commissione Sanità a confronto con i dirigenti toscani

Una riforma della riforma, per correggere quello che non funziona. Intanto per cancellare la figura del coordinatore di area vasta. Sulla sanità si dibatte molto in queste settimane sia nel gruppo del Pd in Regione che nella commissione consiliare che si occupa di questa materia. Ci sono state varie decisioni da parte della giunta che hanno mosso le acque, facendo nascere polemiche e scontri. Prima la richiesta alle Asl di tagliare il personale per rientrare nei parametri chiesti da Roma, successivamente in parte corretta; poi la delibera Asl che ha chiesto aiuto al privato per risolvere alcune liste di attesa; poi le
polemiche sullo scarso utilizzo dei tre coordinatori di area vasta. Sullo sfondo, il lavoro per ridurre la spesa farmaceutica e le difficoltà a reperire professionisti a causa di una carenza cronica di certe specialità dovute ai pochi posti nelle scuole universitarie.
Il Pd in Regione interviene e si schiera su posizioni non proprio affini a quelle del governatore Rossi e
dell’assessora Saccardi. Almeno non sempre. Stefano Scaramelli, presidente della commissione sanità, lo dice chiaramente. «Avevamo deciso di fare una verifica della riforma che ha tagliato le Asl da 12 a 3 quando sarebbe verso la metà del suo periodo di applicazione. Ecco, ci siamo e sia come gruppo Pd che come commissione riteniamo necessario fare delle limature, eliminando i direttori di programmazione di area vasta, e così semplificando il processo gestionale. Tra l’altro risparmieremo circa un milione di euro l’anno». Il partito di maggioranza vuole dunque cancellare una delle figure fondamentali della riforma Rossi. Per Scaramelli le risorse liberate, assai poche per la verità, devono essere utilizzate per intervenire sulle liste di attesa. E qui parte una critica all’assessora Saccardi, o meglio alla delibera della Asl che ha deciso di acquistare, sembra con un investimento piuttosto ridotto cioè meno di 3 milioni di euro, prestazioni presso i privati. «Bisogna condividere con la base, con gli operatori gli interventi contro le liste di attesa. La proposta Asl non va bene, ci vuole un piano regionale e vanno coinvolti i medici del servizio pubblico, magari utilizzando la produttività aggiuntiva ( sorta di straordinario, ndr) per pagare il lavoro in più necessario ad affrontare le liste. Non bisogna delegare ad altri l’attività del sistema pubblico. Abbiamo apparecchiature sottoutilizzate, usiamo quelle per gli esami. Nel territorio non c’è condivisione per quello che ha fatto la Asl Centro». Scaramelli parla di una
commissione sanità compatta sul tema dei coordinatori di area vasta. «C’è una legge già incardinata nella quale inserire il cambiamento», dice Scaramelli.
In commissione sanità c’è anche Paolo Sarti di “Sì – Toscana a sinistra”. Lui non è convinto di cancellare i coordinatori di area vasta. « I territori sono diversi tra loro e ci vuole qualcuno che renda omogeneo il sistema. Il problema è che queste figure vanno fatte funzionare, cosa che adesso non avviene. Riguardo alla delibera sulle liste di attesa, perché quei soldi non li investono sul servizio pubblico? Parlano tanto di salavare la sanità pubblica e poi fanno delibere come quella ».
Paolo Bambagioni, anche lui del Pd, anche lui in commissione sanità interviene sulla difficoltà di reperire i medici «Solo nell’ultimo anno le scuole di specializzazione degli atenei toscani hanno perso una trentina di borse, talvolta per ragioni di mancati finanziamenti, talvolta per una scarsa sinergia -­ dice – chi può agisca, prima che sia troppo tardi: la giunta regionale finanziando più borse, gli atenei collaborando per aumentare l’offerta».

Fonte: La Repubblica Firenze

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