«Datemi più potere, o Grosseto uscirà dalla Società della Salute»

Antonfrancesco Vivarelli Colonna è furioso per lo scarso peso che il Comune capoluogo ha oggi nel Coeso Società della salute e avrà in futuro nella geografia politica del nuovo distrettone partorito dalla Regione Toscana, che comprende venti comuni del comprensorio grossetano (dalle Colline Metallifere all’ Amiata). Il sindaco, ormai da settimane, questa “polpetta” confezionata a Firenze (la chiama proprio così) non la manda giù. E martedì ha fatto la prima mossa, affidando al suo assessore al sociale Mirella Milli una lettera da consegnare all’ assemblea dei soci della Società della salute, presieduta da Francesco Limatola. Una missiva molto chiara nei contenuti, indirizzata al direttore del Coeso, Fabrizio Boldrini, e per conoscenza al direttore generale dell’ Asl Toscana Sud Est, Enrico Desideri. Ma la richiesta di Vivarelli Colonna è stata solo recepita e non discussa perché non preventivamente inserita all’ ordine del giorno. Ieri, quindi, è arrivato il rinforzino attraverso un comunicato stampa, in cui il primo cittadino di Grosseto spoletta la bomba e la tiene tra le mani in attesa di cogliere le reazioni dei vicini, i sindaci degli altri territori. «Essere socio di maggioranza di un’ azienda e non avere nessun peso decisionale all’ interno del consiglio di amministrazione è una condizione che non sarebbe tollerata mai in nessuna realtà imprenditoriale. Non vedo perché invece all’ interno della Società della Salute sia la normalità». Così Vivarelli Colonna, avvia il dibattito, valutando la possibilità di uscire dal Coeso qualora non fosse accolta, nelle prossime settimane, la richiesta di rivedere lo statuto e il calcolo delle quote di partecipazione nell’ assemblea dei soci della Sds. «Il previsto riordino dei distretti socio­sanitari e delle Sds ­ spiega ­ avrà conseguenze pesanti sull’ organizzazione e sull’ erogazione dei servizi. Ma non solo: si darà il colpo di grazia alla capacità decisionale del capoluogo, primo contribuente del Coeso con quasi 4 milioni di euro». Qui, però, Vivarelli Colonna dimentica di dire che a fronte di circa tre milioni e mezzo versati, a Grosseto nel 2016 ne sono tornati indietro nove. Il primo cittadino contesta una evidente disparità: «Si paga in base ai residenti e si conta in virtù di criteri politici decisi a Firenze. Sarà un vero e proprio depotenziamento, all’ interno dell’ assemblea dei soci della futura Sds, dei sindaci delle città più popolose e quindi più rappresentativi, creando una stortura democratica nel processo decisionale in uno dei temi più vitali, fondamentali e decisivi per la qualità della vita di una popolazione, la sanità e il sociale». Infine la minaccia. Il Comune di Grosseto ha chiesto la revisione dello statuto nella parte che rivede il calcolo delle quote di partecipazione, per introdurre un peso su base demografica: «Se le nostre richieste non saranno valutate positivamente dall’ assemblea dei soci ­ conclude Vivarelli Colonna ­ Grosseto si riserva la facoltà di valutare le procedure per ritirare le quote di partecipazione al consorzio, facendo mancare non solo il 30 per cento del fatturato, ma anche il presupposto normativo per la sopravvivenza del consorzio stesso. Noi vogliamo restare, ma vogliamo contare. Lo dobbiamo ai nostri concittadini e alla loro salute». Ma è davvero così? Grosseto può far saltare il banco? La risposta è no. Alla fine si potrà modificare lo statuto (vecchio di 15 anni, epoca Antichi ­ Faenzi), si potrà ottenere il presidente, ma uscire sarebbe suicida prima di tutto per il Comune di Grosseto. Il consorzio, infatti, proseguirebbe la sua attività per la gioia, peraltro, degli altri territori che percepiscono la città come una sanguisuga, altro che bancomat. Inoltre tornerebbe in collo al Comune anche un 23% di personale dell’ attuale Coeso. Insomma un mezzo disastro. Quello di Vivarelli Colonna, quindi, appare un azzardo. Che però alla fine potrebbe consentirgli di passare alla cassa e prendersi il ruolo richiesto.

Fonte: Il Tirreno Grosseto

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