Anaao lancia l’allarme: “In Toscana sempre meno medici”

Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed

«In Toscana il rischio è di vedere andare in pensione, nell’arco di quattro, cinque anni tra i 3.500 e i 4.000 medici dipendenti del servizio sanitario nazionale». A lanciare l’allarme è Carlo Palermo, segretario nazionale di Anaao Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri. Secondo il dirigente, il rischio è rappresentato dai tanti medici che accetterebbero volentieri «e del tutto comprensibilmente», il pensionamento anticipato: «Si tratta di colleghi ultrasessantenni che hanno lavorato una vita, in situazioni logoranti e che hanno il diritto ad “uscire”, qualora lo desiderino. Il governo dia inizio ad una stagione di assunzioni anche per rendere meno gravose le condizioni di lavoro per chi resta in servizio». Se dovesse essere abrogata la legge “Fornero”, in favore della “Quota 100”, circa il 45% dei professionisti potrebbe venire meno. In media oggi i medici del Ssn vanno in pensione a 65 anni, con 42 anni e 10 mesi di contribuzione. Con la nuova formula si potrebbe andare in pensione a 62 anni, con 38 di contribuzione. In pratica, nel 2019, secondo Palermo potrebbero smettere di lavorare anche quelli per cui l’ uscita dagli ospedali e dalle Asl era prevista tra il 2020 e il 2022. «Tenendo conto che la maggior parte dei medici che oggi lavorano sono nati negli anni ’50, e che l’ Italia è il paese con i medici ospedalieri più vecchi del mondo, con 55 anni di media, in cinque anni di Quota100 potrebbero “uscire” otto classi di età. In Toscana, dove in tutto ci sono circa 8.700 dottori tra ospedali e Asl territoriali, la legge riguarderebbe fino a 4.000 persone. Con un picco così alto, e con le scuole di specializzazione mal programmate, si rischia addirittura di non avere abbastanza medici per tenere aperti i reparti degli ospedali». A rincarare la dose è Flavio Civitelli, segretario regionale Anaao: «La Toscana non è ancora in crisi come il Veneto o il Piemonte, dove in ospedale per coprire i turni ci sono i medici a gettone. Ma tra pochi anni ci potremmo trovare in una situazione simile e dover chiudere gli ospedali». Secondo il dirigente toscano, i settori più in crisi sono emergenza-urgenza e radiologia («ci sono pochi specializzati per la cattiva programmazione delle scuole»), anestesia e rianimazione e ginecologia («i giovani medici scelgono altre discipline per l’ alto rischio di subire cause legali vista la delicatezza del lavoro»), pediatria («perché un pediatra ospedaliero guadagna molto meno di un pediatra di famiglia») e ortopedia («perché se si fa un intervento per una protesi come privato, si guadagna in un giorno quanto nel pubblico in un mese»).

Fonte: Corriere Fiorentino

(Visto 238 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *