150 infermieri e 50 medici in meno: allerta sindacati

Nell'Asl Toscana Sud il personale non basta

Il dito ruota a 360 gradi ma è puntato soprattutto sul pronto soccorso. «E’ sotto organico, mancano almeno otto unità» dicono i sindacati. La Asl naturalmente dice il contrario, anche se Desideri non nega che un rafforzamento del personale sarebbe cosa buona e giusta. Per certo la sofferenza è palpabile.Misurata in aumento di turni, straordinari o interventi a progetto. O anche da dettagli tutt’altro che irrilevanti: se la Asl assume interinali per il picco influenzale è chiaro che la coperta non è corta, di più. Quanto è corta? Qui il quadro si frastaglia come nei capolavori del cubismo. Proviamo a risalire la trama del tessuto. Dagli infermieri Giovanni Grasso è ormai presidente regionale e va a dritto. «C’è una carenza di almeno 150 unità, quindi il 10% degli organici». E su richiesta va oltre. «Per sopperire ai vuoti vengono aumentati i carichi di lavoro, mettendo mano a tutte le possibilità che la legge consente.
Però i parametri sono chiari: almeno in teoria dovrebbe esserci un rapporto di un infermiere ogni sette pazienti ricoverati. Vogliamo andare nei reparti per vedere quali siano i dati reali?».
Andiamoci ma per continuare la nostra ricognizione. Sul fronte dei medici un’indicazione di massima arriva dall’Anaoo ma trova la condivisione anche dei sindacati tradizionali. «Anche nel nostro caso c’è una carenza di almeno il 10% sul fronte dei professionisti».
Tradotto in cifre : circa 500 medici, una cinquantina quelli che almeno secondo gli interlocutori della sanità pubblica dovrebbero essere garantiti. Poniamo pure che sia un calcolo esagerato per eccesso: comunque l’elenco delle professionalità coinvolte sarebbe lungo. Anche in questo caso il riferimento immediato va al settore dell’emergenza.
Ma i reparti considerati più sguarniti sono considerati ortopedia, ostetricia e pediatria. E tutto il fronte della radiologia. Nel quale, tra l’altro, anche la Usl non nega oggettive difficoltà nel reperire esperti idonei. Ma anche questa è una difesa che viene rovesciata in accusa. Motivo? La struttura dell’area vasta. «Se uno lavora a Firenze ma è di Arezzo non chiede il trasferimento: rischia infatti di ritrovarsi a Orbetello o a Grosseto, quindi più lontano di dove già non sia».
E i sindacati portano a dimostrazione le graduatorie rapidamente esaurite da professionisti che rinunciano alla chiamata. Coperta corta e un cane che si morde la coda? Sì e il quadro prosegue anche sul resto delle competenze necessarie. Sul fronte degli operatori socio sanitari si stima una carenza di almeno venti dipendenti. E sui tecnici sanitari, a cominciare dalla radiologia e dalla prevenzione, si concentrano tutte le difficoltà di integrare gli organici in sofferenza. E così anche sulla riabilitazione, altro settore «fragile».
Gli ospedali del territorio non stanno meglio: il pronto soccorso di Montevarchi è considerato il più critico, con lettighe perennemente esaurite e difficoltà di ospitare nuovi arrivi. A fronte ci sono i concorsi infiniti e i tempi biblici. Che diventano plastici per i primari: ne mancano undici, parecchi dei quali con un concorso già bandito ma tempi ancora incertissimi di completamento. Sulla nave del rione sanità non mancano solo marinai, capitani e personale di macchina: latitano e a livelli da record anche i comandanti. Ultimi casi oncologia e ortopedia: da pochi giorni ufficialmente «scossi» come i cavalli del Palio. Quanti giri dovranno fare prima di ritrovare il loro fantino?

Fonte: La Nazione Arezzo

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