Visite, effetto Covid. Così la telemedicina diventa un’abitudine

Consulti via web per i medici al tempo del Covid

Niente più stetoscopio e orecchio sulla schiena mentre «dica 33». Adesso la visita dal medico specialista si farà via Skype. Con milioni di consulti arretrati da smaltire e malati cronici che rischiano di restare senza farmaci salvavita, le Regioni si affidano alla telemedicina. Riscoperta durante l’emergenza Covid, quando andare in ambulatorio, così come in ospedale, era un rischio per tutti, ma in generale ancora poco praticata.A regolamentare le visite via web è stata la Commissione salute delle Regioni, con un documento che verrà ora sottoposto all’attenzione dell’Ordine dei medici, ma oramai già definito nei dettagli. Compreso quello tutt’altro che secondario della tariffazione. Perché se fino ad oggi la telemedicina è stata più evocata che praticata si deve al fatto che proprio le Regioni non la rimborsano ad Asl e ospedali.
Modalità televisita Ma cosa si potrà fare in modalità “televisita”? Molto, a quanto pare. Prima di tutto le visite di controllo per i pazienti che abbiano una patologia già diagnosticata.
In “remoto” avverranno anche tutte le visite ai milioni di pazienti inseriti nei cosiddetti Pdta, i percorsi diagnostici e terapeutici con i quali l’ospedale segue l’evolversi di una malattia. Tramite web il medico spiegherà al paziente referti diagnostici e i risultati delle analisi, stabilendo magari via Skype cosa è necessario approfondire ancora o quale terapia iniziare. La televisita diventerà routine anche per fare l’anamnesi del paziente, che è poi tutta quella raccolta di informazione che il medico ricava a inizio visita dal suo assistito e dai suoi familiari per arrivare a formulare una diagnosi o magari per decidere se fare una risonanza piuttosto che un’ecografia.
La visita specialistica via web semplificherà la vita soprattutto a milioni di malati cronici sottoposti ai cosiddetti “piani terapeutici”, maxi prescrizioni che coprono da sei mesi a un anno di terapia farmacologica. Durante l’emergenza Covid, l’Agenzia italiana del farmaco li ha rinnovati in automatico, ma ora si sta tornando all’ antico, con il medico specialista che prima visita e poi compila il piano. Se non fosse che in molti ospedali e ambulatori pubblici per paura del contagio le visite programmate, come quelle necessarie al rinnovo dei piani terapeutici, sono ancora un tabù. Che si potrà ora infrangere “a distanza”, collegandosi in rete con il proprio specialista. La telemedicina non dovrà invece essere utilizzata per i pazienti con malattie acute o il riacutizzarsi di quelle croniche. Off limits anche per pazienti fragili e disabili. Le televisite avverranno tramite un portale web che Asl e ospedali metteranno a disposizione dei propri specialisti, che avranno ognuno un proprio account per accedervi.
Un account «con verifica dell’identità» sarà assegnato anche ai pazienti, che così come i medici potranno accedere alla pagina web da notebook, tablet o smartphone. Il portale di telemedicina, mette bene in chiaro il documento delle Regioni, dovrà essere compatibile con il Gdpr, la General Data Protection Regulation, che è poi il regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Quanti soldi serviranno per portare la nostra sanità nel futuro che doveva essere già il presente non è ancora dato sapere. Ma oggi nel governo si discute di come spendere i fondi del Recovery fund. Una ventina di miliardi, il ministro della Salute Roberto Speranza ha già chiesto di metterli da parte. Anche per innovazioni come questa.

Fonte: Il Tirreno

(Visto 7 volte, 1 visite giornaliere)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *