Vaccinazioni obbligatorie, la Toscana ci sta ripensando

Stefano Scaramelli, presidente commissione Sanità

«A volere troppo si rischia di non fare nulla. Anzi. Si potrebbe creare un effetto negativo». E’ per bocca del presidente Pd della commissione sanità Stefano Scaramelli che scatta la retromarcia sulla proposta di legge Saccardi. Nel giorno in cui i genitori protestano a Firenze contro l’ obbligo di vaccinare i figli, la Regione (o almeno il consiglio regionale) è pronta a fare un passo indietro sulle vaccinazioni obbligatorie dei bambini al nido e alla materna. «A mio avviso ­ spiega Scaramelli ­ potremmo rendere obbligatorie le vaccinazioni solo per i bambini degli asili nido per quelle malattie come morbillo, meningite, rosolia e varicella che stanno riemergendo, mentre è meglio non legiferare sul capitolo scuole materne. Non sono di competenza regionale e il rischio ricorsi è più alto». Alcuni numeri. Alle materne vanno 94mila bambini toscani. Agli asili nido 24mila. Il 97% dei toscani sceglie il percorso formativo delle materne. All’ asilo ci va il 30% dei bambini toscani. Ed è qui che entrerebbero in azione i nuovi vincoli vaccinali secondo Scaramelli. Ma allora la tanto annunciata legge Saccardi che blocca l’ accesso sia al nido che alla materna sta per andare in soffitta? Dalla direzione che ieri ha preso la discussione in consiglio regionale pare proprio di sì. Anche se l’ assessore alla Salute, Stefania Saccardi difende il testo originario della legge. E il ripensamento in commissione sanità cade ­ forse non a caso ­ nel giorno della protesta dentro e fuori dal palazzo. È la protesta dei comitati dei genitori che arriva nel parlamentino toscano, ma fa rumore anche in piazza San Lorenzo. Ieri, mentre 70 di loro a turno vengono ascoltati dalla commissione che è pronta a dare credito ad alcuni rilievi contro la proposta di legge, fuori con striscioni, palloncini e dichiarazioni pubbliche un centinaio di mamme e anche qualche babbo reclamano il “no” alla vaccinazione forzosa. Nessun bambino potrà essere iscritto agli asili nido o alle scuole materne senza essersi protetto dagli appositi vaccini indicati dalla Regione. «Il punto è che anche i bambini che non andranno a scuola, poi si troveranno ai giardini, sui pianerottoli, in compagnia di altri amici a giocare a calcio. Servirà a qualcosa per i tassi vaccinali l’ obbligo di vaccinazione?» si chiede un genitore, Giacomo Bazzani. E il problema messo in evidenza nella proposta di legge della giunta viene capovolto. Secondo Bazzani il vero anello debole non sono i bambini. «Sarebbe meglio pensare agli adulti. Pochissimi fanno i richiami previsti dal calendario vaccinale dopo 10 anni, mentre siamo dinanzi al 5% di figli che non viene vaccinato in età pediatrica. Forse è il caso che le istituzioni pubbliche si preoccupino degli adulti». Ma non preoccupano nemmeno i dati dell’ Oms (l’ Organizzazione mondiale della Sanità) riportati dal Wall Street Journal secondo cui in Italia la percentuale di copertura per morbillo, varicella e rosolia è all’ 80%, inferiore di due punti rispetto all’ India. «Nei primi due mesi del 2017 la Toscana, la Lombardia e il Piemonte sono le regioni con il più alto numero di casi di morbillo in Italia, se guardiamo ad esempio la provincia di Bolzano ha tassi di copertura inferiori del 20% rispetto alla Toscana e in questi primi due mesi non ha avuto casi di morbillo», dice Bazzani. La Toscana, invece, è la quarta regione per casi di morbillo. Ma i comitati ci tengono a non venire etichettati come anti­vaccinisti a priori. «Molti di noi ­ spiega Alessia Zurli ­ hanno vaccinato i figli, altri in parte, altri hanno scelto il calendario personalizzato. Ma non accettiamo che ci venga imposto di vaccinare i bambini per mandarli a scuola. Sarebbe illegittimo da parte della Regione».

Fonte: Il Tirreno

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