Usl: piano anti-attese

Enrico Desideri, direttore generale Asl Toscana sud est

L’ultimo scivolone lo hanno parato con un tuffo alla Yashin: un signore chiamato a garantire controlli semestrali alla moglie ma a cui l’ appuntamento per la Tac era stato fissato per l’anno dopo. Errore del centro prenotazioni, in questo caso una farmacia, e forse eccessivo ottimismo del medico, che sperava in una risposta nei sei mesi anche senza indicarne la priorità. Quella visita è stata anticipata a febbraio ma la nuvola delle liste d’ attesa continua a pesare sulla sanità pubblica. «I passi avanti sono stati enormi» assicura il direttore generale Enrico Desideri. E gli ultimi dati, i primi cinque mesi a confronto con quelli del 2016, indicano in effetti un miglioramento dei tempi ma anche un aumento vertiginoso di prestazioni: il 4,5% in più, con un’escalation di Tac addirittura del 13,8%. Numeri che secondo gli uffici si rafforzano: come dire, se miglioro le prestazioni aumentando i testi vale doppio. Ma forse è anche un aumento che finisce per moltiplicare non le medie ma gli scivoloni. I dati aggiornati la Usl con trasparenza li pubblica sul sito: e i passi in avanti ci sono ma affiancati ai punti deboli, a tratti debolissimi. Le risonanze alla colonna, all’ encefalo, la Tac all’ addome, le colonscopie hanno tempi di risposta superiori alla priorità riportata sulla ricetta. Mentre tanti altri test rimangono nei binari ma solo muovendo i pazienti in uno dei centri alternativi al San Donato: elemento che fa parte del sistema ma che come al solito resta sempre indigesto ai pazienti. Quindi? Il piano contro le liste di attesa è sempre in gestazione.
Prossimi passi: estendere alla quasi totalità le ricette elettroniche, perchè a quel punto il medico non potrà più evitare di indicare la classe di priorità. Prenotazioni che partano sempre più dagli studi medici e dalle case della saluite. Dividere le prime visite dai controlli. E rafforzare la medicina di base e il legame con i medici i famiglia,  il punto forse più caro al direttore Desideri. «La medicina deve diventare narrativa: parlare con i pazienti, in un dialogo che dal medico di famiglia arrivi fino alla prenotazione». E’ la chiave delle case della salute. «Sono realtà nelle quali interagiscono infermieri, assistenti sociali, medici, collaboratori: non un sistema freddo ma un dialogo costante». Da estendere sempre più anche ai farmacisti. «Devono entrare progressivamente nel team affiancando i medici di famiglia». Certo resta il nodo delle richieste a raffica. «Il sistema sanitario non può ignorare l’ansia del paziente che richiede esami su esami ma deve convogliarla nella logica: se ottieni in 5 giorni una risonanza alla spalla e al gomito, e l’ esito è negativo, non puoi ripetere esami su esami sempre  come fosse un’urgenza». Anche perché il volume di esami è impressionante. «Si viaggia a tre milioni all’ anno». Ma i problemi che si creano non finiscono per aprire spesso una scorciatoia alla sanità privata? «E’ il motivo per cui sono contrario ai superticket, che davvero avrebbero quella conseguenza». Del resto secondo i dati il ticket è quasi una cosa di nicchia: a pagarlo su 100 persone sono solo in 27. Non perché gli altri siano morosi ma perché sono semplicemente esentati. Da tutto: meno che dalle proteste se l’esame invocato dovesse arrivare troppo tardi.

Fonte: La Nazione Arezzo

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