Terremoto alla Asl. Sono tutti indagati i 106 dipendenti

Tutti dipendenti della zona fiorentina della Asl Centro
che si occupavano di sicurezza nei cantieri, nelle cave
e negli altri luoghi di lavoro tra il 2012 e il 2015 sono indagati.
Ieri i carabinieri dei Nas sono andati nelle varie strutture dove ha sede il Pissl,
cioè il servizio di prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro,
a notificare ben 106 avvisi di conclusione indagine. I reati contestati a vario titolo sono il falso ideologico, il falso informatico e la truffa aggravata. I coinvolti dall’ inchiesta del pm Tommaso Coletta sono per la gran parte, circa l’ 80%, tecnici della prevenzione, poi anche infermieri, medici e ingegneri. I Nas hanno controllato 7mila pratiche di vigilanza, cioè i resoconti delle attività del Pissl. Ce ne sarebbero centinaia irregolari tra quelle compilate dal 2012 al 2015 con il programma Metis­Monitor. Non sarebbero stati fatti meno sopralluoghi e controlli di quelli registrati ma i resoconti del lavoro sarebbero stati riempiti in modo scorretto. Per arrivare alla dicitura “prodotto finito”, cioè alla chiusura regolare della pratica, andavano compiuti vari passaggi informatici (sopralluogo, esame/ valutazione della documentazione, relazione finale) che non sarebbero stati tutti completati. Proprio l’ ultimo passaggio sarebbe quello più carente. Alcuni degli indagati si difendono dicendo che a volte il sistema generava autonomamente la relazione e altre volte no. Tra l’ altro con il programma adottato dal 2016 questo problema sarebbe stato risolto. Come mai i lavoratori del Pissl avrebbero falsificato quei documenti? Non per evitare i sopralluoghi perché come detto questi sarebbero stati tutti fatti. Si ipotizza che le schede venissero archiviate come “prodotti finiti” per incassare gli incentivi aziendali legati alla produttività. Il punto è che quel “premio” non riguarda i tecnici del Pissl ma solo i dirigenti, medici e ingegneri. Per loro comunque raggiungere il numero di controlli indicato dalla Asl non significa arricchirsi. Il premio infatti è di circa 3mila euro lordi l’ anno e la metà viene dato comunque, in base a un accordo con l’ azienda. Gli altri 1.500 euro lordi vengono riconosciuti dall’ azienda ma in base al rispetto di una serie di obiettivi, non solo di quelle schede sull’ attività di controllo. I lavoratori si difendono sottolineando come il sistema Metis avesse delle carenze, ad esempio non permetteva di registrare le attività di prevenzione, che finivano sotto un’ altra voce. «Ma il nostro è un servizio che dovrebbe fare principalmente quel lavoro, lo dice il suo stesso nome», spiega un operatore coinvolto. I Cobas dell’ azienda aggiungono che quanto successo «era prevedibile. Come sindacato insieme ai lavoratori avevamo già contestato in tempi non sospetti il problema di quelle procedure informatiche. Tutto nasce da una decisione della Regione e di un pool di dirigenti aziendali che ha inventato un concetto assurdo, quello del “prodotto finito”. Per anni in Regione e nei dipartimenti di prevenzione nessuno ha mai saputo spiegare con esattezza quali sono i requisiti di questo “prodotto finito”». L’ indagine è partita alcuni anni fa e ne ha generate altre. Come quella che ha portato sei ispettori del Pissl della Asl fiorentina, impegnati in particolare nel controllo dei cantieri delle Grandi opere infrastrutturali come l’ alta velocità e la terza corsia dell’ Autosole, ad essere indagati per falso in atto pubblico. All’ inizio di ottobre sono stati sospesi per sei mesi dal lavoro dal gip Fabio Frangini. Gli ispettori, difesi dall’ avvocato Alessandro Rombolà, avevano il compito di eseguire sopralluoghi nei cantieri per verificare le condizioni di sicurezza e di igiene del lavoro. Nell’ archivio del loro ufficio sono depositate numerose schede che attestano gli avvenuti sopralluoghi ma di oltre un centinaio di queste schede non è stata trovata copia presso le imprese sottoposte a verifica. E molti capicantiere non hanno riconosciuto come proprie le firme sulle schede di sopralluogo accanto a quelle dei verificatori, riconoscendole invece su altre.

Fonte: La Repubblica Firenze

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