Tagli, il San Camillo nella bufera. A rischio sessanta posti di lavoro

Nella casa di cura 60 posti a rischio

La casa di cura San Camillo è pronta a presentare ricorso al Tar contro la delibera regionale che impone un tetto alle prestazioni in convezione con la Asl. Ieri intanto si è tenuta l’assemblea promossa da Cgil Cisl e Cisal per illustrare le conseguenze dei tagli imposti dalla Regione: circa 60 posti di lavoro a rischio da gennaio, oltre ai rischi di sopravvivenza della stessa struttura. «La delibera – riassume Marco Morbidelli, responsabile della sanità privata provinciale della funzione pubblica della Cgil – impone un tetto massimo alle prestazioni in convenzione. Al San Camillo viene riconosciuto un margine massimo di 15 milioni di euro all’anno: basti pensare che nel 2017 ha prodotto un fatturato di 21 milioni.
Pertanto il taglio sarà di ben 5 milioni e una previsione di perdita di 50-60 posti di lavoro, a fronte degli attuali 220. Questa situazione poi innescherà un circolo vizioso pericolosissimo: è ovvio che con così tanti dipendenti in meno, nel 2019 sarà ancor più difficile dar risposta a tutte le richieste, con maggior difficoltà di raggiungere anche quel tetto imposto. E così andranno a casa altri lavoratori».
Il sindacato a breve si recherà in Regione per un confronto «e per chiedere la marcia indietro su una delibera così scellerata». «Altro motivo di preoccupazione – evidenzia Morbidelli – è che nella delibera si parla di tetto omnicomprensivo. Quando nel 2014 fu messa in atto la spending review, il San Camillo aveva un contratto da 7 milioni per le prestazioni in convenzione. A fronte del taglio del 2% mise in atto una strategia vincente: si concentrò sui pazienti extra regione, ingaggiando il chirurgo di grido e agevolando un meccanismo virtuoso che consentì di aumentare il fatturato. Adesso il tetto omnicomprensivo non consentirà di investire neppure sul genio del bisturi, azzerando ogni possibilità di crescita. La logica sbandierata dalla Regione per motivare la scelta è stata quella di ‘curare prima i toscani’. Il San Camillo ha un budget interno di 7 milioni e un extra di 15, perchè allora non invertirli così da abbattere le liste d’attesa? La delibera prevede poi un meccanismo insidioso: se le Asl dei pazienti extra Regione che si sono curati nella struttura di Forte non rimborseranno il dovuto, i soldi dovrà garantirli il San Camillo».

Fonte: La Nazione Viareggio

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