Tagli alle attese per le ecografie, si prova coi centri convenzionati

Il vero nodo della sanità toscana

La risposta al problema c’è e si chiama “privato”. Vero, questa volta non sborsi tu e sborsa l’azienda sanitaria, ma il succo rimane quello: il pubblico non riesce a far fronte alle richieste e chiede che ad allungargli una mano – e non gratuitamente – siano le strutture private. Ed è proprio chiedendo quella mano che l’Asl sta tentando di far fronte al problema delle liste di attesa. In quel di Massa, in quella che prima della riforma 2016, era l’Asl 1, la sforbiciata alle liste di attesa è arrivata sul fronte delle ecografie. Come? Beh, aumentando – e parecchio – le prestazioni erogate nelle strutture diagnostiche convenzionate.La finalità dell’azienda sanitaria – e della Regione – è quella di ridurre i tempi di attesa “riprogrammando” l’intero sistema. E il punto di partenza sono le prescrizioni dei medici di base. Quante visite, quanti esami – e di che tipo – vengono prescritti settimanalmente dai medici di medicina generale? Individuato un dato medio, l’obbiettivo – come spiega Enrico Raggi, responsabile del servizio Cup apuano – è quello di garantire un numero di prestazioni che sia almeno pari alle richieste. Un meccanismo – per semplificare in termini economici – di domanda e offerta: «Sulla base dei flussi – Enrico Raggi tira le fila – siamo in grado di stimare il numero di prescrizioni dei medici di famiglia. Prescrizioni – aggiunge – relative ai primi accessi (non agli eventuali successivi controlli ndr). Forniamo quindi una disponibilità equivalente al numero di prescrizioni». Quel tipo di analisi, su vari fronti e in relazione a differenti tipologie di visita, lo stanno facendo parecchie zone all’interno dell’Aslona. Anche la nostra. A Massa Carrara l’obbiettivo è tagliare i tempi di attesa per esami ecografici. Obiettivo centrato – assicura il dottor Raggi – perché è stata aumentata la disponibilità, vale a dire il numero complessivo di esami disponibili. Come? Beh, difficile farlo con le risorse interne visto che i medici quelli sono e quello è il loro orario di lavoro. Ecco quindi che scatta l’ipotesi B e vengono aumentate le “sedute” presso le strutture private accreditate. Tu, paziente, paghi il ticket che avresti pagato in Asl o non paghi se esente, ed è l’azienda a “saldare” il centro medico convenzionato. È, infatti, la direzione aziendale, di volta in volta – aggiunge Raggi – ad autorizzare il privato accreditato ad erogare prestazioni in convenzione, sulla base dei tetti di spesa.
«Sul fronte delle ecografie – a fare il punto è lo stesso dottor Raggi – è notevolmente aumentata la disponibilità presso il privato accreditato». E si tratta di un aumento davvero corposo: «Complessivamente circa 200 ecografie in più a settimana suddivise in tre strutture. Che sono lo studio radiologico ecografico Micheletti di Aulla, lo studio Mergoni di Massa e il San Camillo di Forte dei Marmi». Duecento esami ecografici in più a settimana, 800 circa il mese e un’agenda dedicata agli apuani al San Camillo. Vale a dire posti “riservati” ai pazienti dell’ex Asl 1. Una bella sforbiciata, quindi sul fronte delle ecografie. Sforbiciata che l’azienda sanitaria – spiega il dottor Enrico Raggi – sta cercando di dare anche su un altro fronte. Che è quello delle risonanze magnetica.
Il vero problema è che all’ombra delle Apuane la risonanza ad alto campo è una, quella all’ospedale. Ce ne è un’altra, ma ancora è a “vegetare” in quel del vecchio ospedale massese. Per ridurre i tempi di attesa (a novembre per una risonanza lombosacrale si aspettavano 240 giorni), l’Asl si è appoggiata ad una struttura privata accreditata su Lucca che, come accade con il San Camillo sul fronte delle ecografie, ha un’agenda con posti riservati agli apuani. Ma andare a Lucca per molti, a quanto pare, non è così semplice. Lo confermano i dati: « Su 50 pazienti a cui noi proponiamo di raggiungere Lucca per sottoporsi alla risonanza magnetica – a fare il punto è sempre Raggi, responsabile dei centri unici prenotazioni – soltanto una decina accetta». Insomma, 1 su 5 a Lucca ci va, gli altri 4, invece, rinunciano. E questo probabilmente per i problemi legati alla logistica perché spesso per chi non sta bene – tanto più se anziano – spostarsi da una città all’altra significa chiedere di essere accompagnato. Non sempre facile. Perché se la sanità regionale è organizzata su area vasta, per molti muoversi in quella stessa area non è un gioco da ragazzi. Soprattutto se non più giovani o senza auto: «Chi ha una difficoltà – il dottor Raggi tende una mano – deve esporre il problema agli operatori affinchè noi cerchiamo, per quanto possibile, di garantire una risposta».

Fonte: Il Tirreno Massa-Carrara

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