Superbatterio New Delhi, 102 casi in Toscana. Saccardi: “Nessun rischio per i comuni cittadini”

Presente all'inaugurazione dell'ospedale odontoiatrico

È salito a 102, da novembre 2018, il numero dei pazienti in Toscana nel cui sangue è stato isolato il batterio New Delhi (Ndm), un particolare ceppo di “klebsiella pneumoniae” resistente agli antibiotici. È il dato aggiornato al 22 settembre diffuso sul sito dell’Agenzia regionale di sanità della Toscana che ogni mercoledì pubblica il monitoraggio settimanale sulla diffusione del superbatterio Ndm. Riguardo alla mortalità, Ars spiega che “i casi sono risultati letali nel 37% dei pazienti con sepsi, percentuale paragonabile alla letalità per questa condizione causata da altri batteri resistenti agli antibiotici carbapenemici”. La percentuale indicherebbe quindi 38 decessi.
La settimana scorsa, il 18 settembre, il batterio Ndm risultava essere stato isolato nel sangue di 90 pazienti mentre i casi erano risultati letali nel 40%. L’11 settembre erano 75 i casi di infezione, 40% la percentuale di mortalità.
“È fondamentale ricordare che i comuni cittadini non corrono nessun rischio nel nostro territorio: la klebsiella è un batterio che vive comunemente nell’intestino dell’uomo ed è un cosiddetto “patogeno opportunista”, cioè un microrganismo che non infetta a meno che non siano presenti condizioni particolari come un abbassamento delle difese immunitarie. Peraltro si trasmette per contatto e non per via aerea”. Lo ha detto l’assessore regionale al Diritto alla salute, Stefania Saccardi, parlando durante la seduta odierna del Consiglio regionale.
Durante la sua comunicazione, l’assessore ha spiegato che “non devono essere messe in atto strategie specifiche per la prevenzione della sviluppo del batterio Ndm se non le comuni regole igieniche della vita quotidiana e l’uso corretto degli antibiotici. La diffusione dei batteri multiresistenti non è un fenomeno che può essere arrestato in poco tempo, ma le azioni messe in atto dalla Regione toscana sono consistenti e in linea con le migliori evidenze”. Per quanto riguarda “la concentrazione dei casi nell’area nord-ovest” della Toscana, ha aggiunto Saccardi, “questa corrisponde all’andamento tipico di questo tipo di infezioni che si diffondono a partire da un’area geografica. Casi di Ndm in minor numero sono presenti anche in altri ospedali della toscana così come nel resto d’Italia”.
Infine, sui decessi, Saccardi ha ribadito che “non è possibile definirne con esattezza la correlazione con l’infezione perché questa agisce come concausa che interviene su condizioni cliniche già estremamente compromesse quindi stabilire un nesso causale diretto non è possibile”.

Fonte: Il Tirreno

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