Spesa sanitaria, deficit di 200 milioni. Rossi in soccorso

Tutti i direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere davanti a Enrico Rossi e Stefania Saccardi a discutere delle prospettive economiche per la sanità toscana. In realtà è stato soprattutto il governatore a parlare, strigliando i manager come era solito fare ai tempi in cui era assessore alla Salute quando li richiamava periodicamente a una gestione attenta al risparmio. Rossi ha puntato il dito verso i direttori chiedendo loro misure per abbassare la spesa, qualcuno si è difeso, dicendo che nella sua azienda problemi non ce ne sono, altri hanno ascoltato. Che la situazione economica della sanità toscana quest’anno sia preoccupante non è una novità. Il governatore negli ultimi tempi si era tenuto a distanza dal settore in mano a Stefania Saccardi ma visto che il rischio è quello di finire per la prima volta in rosso ha deciso di muoversi anche lui, sempre tenendo accanto a sé l’assessora. Come è noto, è soprattutto la spesa farmaceutica a tenere in apprensione il sistema. I dati della prima metà dell’anno, se proiettati fino al 31 dicembre, porterebbero a uno sbilancio di circa 200 milioni di euro. In questo modo la sanità toscana finirebbe in piano di rientro, cosa che si rivelerebbe un disastro prima di tutto per il sistema, poi anche dal punto di vista politico. E così si lavora per raddrizzare i conti. L’idea è quella che aziende sanitarie e ospedaliere riescano a recuperare, da qui alla fine dell’anno, 130 milioni di euro. All’assessorato toccherebbe invece rientrare di una trentina di milioni, che poi significa bloccare i finanziamenti a vari progetti (visto che le spese per gli uffici non prendono tanti soldi). Infine, il presidente prenderebbe i 40 milioni che mancano dalle altre voci di bilancio della Regione Toscana. Comunque non un’operazione indolore, visti i problemi di budget che ha l’amministrazione. A dare una mano nell’operazione di recupero dei soldi potrebbe esserci il rientro del payback farmaceutico, cioè di quanto le aziende produttrici devono alla Regione per quanto ha acquistato negli anni scorsi. Si tratta di un meccanismo complesso che serve a rendere partecipi alla spesa farmaceutica nazionale anche i produttori. Alla Toscana dovrebbero arrivare ancora un po’ di soldi che in questa situazione farebbero respirare le casse regionali. Ma negli ultimi tempi ci sono state anche spese dalle quali non si torna indietro. Le aziende sanitarie e ospedaliere toscane, infatti, hanno fattto un po’ di assunzioni, sia di infermieri che di medici, rimpinguando gli organici. E quanto investito sul personale porta poi negli anni a un incremento costante di spesa, visto l’aumento del costo che i contratti hanno con il passare degli anni. Ovviamente, se si è assunto si riteneva che i servizi sanitari avevano necessità di essere rinforzati quindi in questo caso non si può parlare di sprechi. Ma siamo in un periodo nel quale i fondi per la sanità sono scarsi e per riuscire a far quadrare i conti bisogna risparmiare anche rischiando di penalizzare la cosa più importante di tutte, e cioè l’assistenza ai cittadini.

Fonte: Repubblica Firenze

(Visto 1.259 volte, 1 visite giornaliere)

3 risposte a “Spesa sanitaria, deficit di 200 milioni. Rossi in soccorso

  1. Intanto iniziamo a risparmiare sui lavori inutili ,ho visto cambiare piante ogni stagione con 4/5operai giardinieri per cambiare dei geranei vergognoso ,le ditte appaltatrici che lavorano a careggi tipo mi è capitato di parlare con un falegname gli ho detto ma ri rompe di continuo questa porta? Ridendo mi risponde altrimenti ci finisce il lavoro ,ma non scherzava,bene non hai fatto bene il tuo lavoro lo rifai a gratis come dite a firenze sono piccole cose ne avrei da dire tante anche grandi ma non posso scrivere ancora non ho tempo,si inizia dalle piccole cose che possono diventare grandi risparmi

  2. Ma quale aumento dei costi per il personale a causa dei contratti ! Gli stessi sono bloccati da 9 anni. È nel non-core business , che rappresenta mediamente in Italia il 35% della spesa totale che vanno effettuati i risparmi, magari in Toscana riducendo i profitti delle cooperative e nel resto d’Italia delle altre aziende di servizi che ritengono gli appalti delle aziende sanitarie una rendita di posizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *