Sos guardia medica: «Non ci sentiamo sicure»

E' partita la caccia ai neolaureati

L’ ultimo episodio risale a pochi giorni fa. La dottoressa di turno alla guardia medica di Follonica arriva alla sede di viale Europa, intorno alle 20, e trova un uomo seduto sulle poltroncine della sala d’ aspetto. È visibilmente ubriaco. Inizia a sbraitare, a inveire contro il medico, che dal canto suo riesce a chiamare i carabinieri, che intervengono tempestivamente. In fondo non è accaduto nulla, verrebbe da dire. Ma il pericolo c’ è stato ed è stato reale: lo conoscono bene tutti i dottori impegnati in Maremma nei turni di continuità assistenziale (quella che un tempo era la guardia medica), avvertendolo nelle ore più profonde della notte, quando da soli in un ambulatorio isolato aprono la porta a chiunque suoni al campanello. «Non possiamo non aprire, siamo pubblici ufficiali», spiega la dottoressa Giulia Marini, referente di un progetto­appello che dai medici grossetani mira ad arrivare fino a Roma, per chiedere sicurezza a chi svolge questo delicato servizio. Un appello chiamato “Qui SiCura”. «Una sollecitazione ferma, convinta, profonda, che spera in una risposta con altrettanti requisiti ­ spiegano i medici interessati ­ “Qui Sicura” vorrebbe essere l’ inizio di una nuova strada, questa volta asfaltata, costruita insieme alle istituzioni. Per non sentirsi ancora soli». I fatti di Trecastagni, con la donna violentata nel catanese mentre era in servizio, hanno riportato all’ attenzione dell’ opinione pubblica questi pericoli che gli addetti ai lavori non hanno mai dimenticato, anche perché li vivono quasi quotidianamente. In Maremma sono quattordici le postazioni di continuità assistenziale, dal capoluogo all’ Amiata passando da Pitigliano, Scansano tutto l’ entroterra fino alla costa, da Orbetello a Follonica. Un dispiegamento di forze che in provincia si colora prevalentemente di rosa, dato che circa il 65 per cento del personale, tra titolari e sostituti in graduatoria, sono donne, costrette a passare notti da sole in ambulatorio in qualche borgo periferico oppure ad andare nelle case dei pazienti, senza sapere cosa aspettarsi. Cosa c’ è di cui aver paura? Beh, le situazioni possono essere varie. Da persone sotto i fumi di alcol o droga, fino a chi attacca i medici (anche materialmente) perché non gli prescrivono il farmaco desiderato. «Esiste anche la violenza verbale, fatta di ingiurie o peggio di minacce», continua Marini. «L’ opinione pubblica viene a conoscenza del caso eclatante ­ continuano i medici di Qui SiCura ­ ma la tensione è spesso palpabile di notte quando il servizio viene usato in maniera inappropriata da alcuni cittadini, in particolare da quelli che vivono un disagio sociale e spesso si recano nei pochi posti aperti durante la notte, come le sedi della guardia medica». Ecco allora che il momento di affrontare la questione è arrivato. «”Qui SiCura” è lo slogan lanciato dalle dottoresse del servizio di continuità assistenziale della provincia di Grosseto ­ dicono i promotori ­ una richiesta di sicurezza, non un compatimento, ma un urlo che vuole abbracciare l’ Italia intera, accomunare colleghi, sensibilizzare l’ opinione pubblica, raggiungere le istituzioni nell’ ottica di stimolare una discussione per affrontare una situazione da troppo tempo dimenticata.

Fonte: Il Tirreno Grosseto

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