Sigaretta in ospedale? Solo in giacca e cravatta

Rinforzi in arrivo al Santo Stefano

Altro che pausa sigaretta o alla macchinetta del caffè per staccare la spina. Il rituale del quarto d’ ora di break rischia di diventare macchinoso per i camici bianchi pratesi. Perché possono farlo sì i dipendenti Asl, nelle apposite aree esterne riservate al fumo, ma solo timbrando il cartellino come in uscita dal lavoro e indossando abiti “civili” per evitare che quelli professionali s’ impregnino di fumo. Questo significa che per mettere fuori la testa dal nosocomio di Galciana, da tutti i locali e presidi dell’ azienda Usl Toscana Centro, medici e infermieri debbano prima dirigersi verso i propri spogliatoi (nel caso dell’ ospedale “Santo Stefano”, sono situati nei locali seminterrati), riporre la divisa e tornare in abiti “civili”. Solo a quel punto potranno accendersi una sigaretta o gustarsi una tazzina da caffè: il cambio d’ abito è necessario per evitare che l’ odore del fumo raggiunga l’ olfatto dei pazienti e proteggerlo così dagli effetti del fumo passivo “di terza mano”, quello che nuoce soprattutto ai bambini. Il pugno duro è previsto dal nuovo regolamento aziendale per l’ applicazione della normativa sul divieto antifumo approvato l’ 8 giugno scorso, considerato “immediatamente eseguibile” per l’ urgenza di adeguarsi al quadro legislativo nazionale. Peccato che prima debbano essere individuati i responsabili aziendali preposti al controllo di cui, nel caso specifico dell’ ospedale “Santo Stefano”, si occupano da un anno e mezzo le guardie giurate: su delega della direzione sanitaria, i vigilantes hanno facoltà di sanzionare chi non osserva il divieto. E finora lo hanno fatto. 25 fumatori “pizzicati”. Sono state 25 le multe inflitte dall’ inizio dell’ anno a oggi: colti in flagrante un dipendente e 24 visitatori colpevoli di fumare dove non dovevano. Ma ora il regolamento aziendale che recepisce dopo ben un anno e mezzo la normativa nazionale anti­fumo è più estensivo e si applica, come si legge fra le righe dell’ articolo 2, «in tutte le strutture, edifici, presidi e uffici che l’ azienda utilizza a qualunque titolo per l’ esercizio delle proprie funzioni istituzionali». E devono attenersi tutti i 2600 dipendenti di Prato e provincia che hanno come datore di lavoro l’ Usl Toscana Centro. Niente sigaretta (nemmeno elettronica) per il personale, gli utenti, i pazienti ricoverati con l’ aggravante per il dipendente che, oltre a rischiare la multa (da 27,50 a 275 euro: la sanzione è raddoppiata in presenza di una donna in stato interessante o bambini), si becca anche un richiamo disciplinare in condotta. Punti “smoke­free”. Fumo ammesso solo in alcune aree specifiche, così com’ è all’ ospedale “Santo Stefano” dove i punti smoke­free sono quattro ma negli altri presidi (compresi gli spazi dell’ ex “Misericordia e Dolce” ancora in funzione) la mappa delle zone dove ci si può concedere il capriccio della bionda è tutta da individuare. Da allestire tutta la cartellonistica d avviso annessa. Obblighi dei dipendenti. Tempi duri per i dipendenti che vanno in pausa senza attenersi all’ articolo 4 del regolamento. Fatta salva la libertà di fumare nelle aree delimitate, viene imposto l’ obbligo di timbratura di entrata e uscita per andare in pausa e, per gli operatori sanitari, di indossare abiti civili. «Gli stessi ­ si legge ­ saranno soggetti al “controllo a campione”». I polmoni ringraziano ma medici e infermieri devono fare il giro delle sette chiese per cambiarsi due volte. Mozziconi dappertutto. Li gettano per terra, nei giardini e nelle pertinenze delle aree ospedaliere. «Vista la quantità di mozziconi che possiamo osservare nelle strade nella nostra città si può facilmente dedurre che in questo primo anno la legge Lorenzin non sia stata applicata», lamenta Fabio Baldi del Centro per i diritti del malato. Tirata d’ orecchie non solo per l’ azienda sanitaria ma anche per le amministrazioni comunali chiamate a far osservare il divieto.

Fonte: Il Tirreno Pistoia

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