Si allungano le attese per visite ed esami

Si allunga l’ odissea dei tempi d’ attesa: nell’ ultimo mese “fotografato” dalle rilevazioni ufficiali della maxi­Asl (febbraio 2017), chi si è rivolto alle strutture sanitarie della nostra città ha dovuto aspettare in media una settimana in più rispetto al mese precedente. Lo standard è passato da 80,2 a 87,8 giorni. E non è tutto: si allarga anche il ventaglio del numero di visite e esami che vedono peggiorare la situazione. Le cifre parlano chiaro: da gennaio a febbraio i cittadini vedono allungarsi la fila per 36 tipi di prestazioni, più del doppio dei parametri (17) per i quali, al contrario, le attese si accorciano. Inutile dire che il record spetta di nuovo alle mammografie extra screening: addirittura 446 giorni. Praticamente 15 mesi: e stiamo parlando di una media, figuriamoci i casi più lenti…

Guardando alla griglia dei 56 tipi di prestazione, emerge una sorta di polarizzazione. Per dirne una: l’ ultimo dato parla di ben 13 visite e esami con attesa superiore ai cento giorni (erano appena tre il mese precedente e 7 nel febbraio dello scorso anno). Per dirne un’ altra: a febbraio, però, in sei casi i tempi di attesa sono scesi sotto i trenta giorni (contro l’ unico riscontrato nel gennaio 2017 e i quattro di dodici mesi prima). È vero che in poco meno di una quarantina di tipi di visite e esami la differenza non va oltre i dieci giorni sia in positivo che in negativo. Balza però agli occhi quel che accade soprattutto per alcuni tipi di ecografie, a parte il caso della Tac all’ addome superiore (per la quale l’ attesa aumenta di 114 giorni). Ad esempio, l’ ecografia ginecologica balza da 127 a 174 giorni (47 in più), per l’ ecografia cutanea e sottocutanea schizza da 143 a 204 giorni (con un aggravio di oltre due mesi) ma ancora non è niente rispetto al fatto che per una ecografia muscolotendinea si passa in un sol colpo da pochi giorni a quasi 5 mesi. In effetti, è sul fronte delle ecografie che si registrano gli intoppi più rilevanti: per tre tipi l’ attesa si è andati al di là dei duecento giorni (281 per quella a capo e collo, 205 per quella alla mammella, 204 per quella cutanea e sottocutanea) e in altri tre casi sono passati ben più di cento giorni per arrivare a usufruire della prestazione (poco meno di cinque mesi sia per l’ ecoaddome sia per l’ ecografia muscolotendinea mentre per quella ginecologica si sono sfiorati i sei mesi). Anche se per un poker di parametri l’ attesa è ben più limitata: 55 giorni per l’ ecografia ostetrica­ginecologica, fra 45 e 50 per l’ ecografia transrettale, per quella osteoarticolare e per quella ai testicoli. Resta il fatto che se per un qualunque genere di ecografia bisognava aspettare in media 108 giorni in gennaio, un mese più tardi i giorni sono 135. Per converso, va detto che non è tutto un pianto: migliora la performance nell’ ecocolordoppler dei tronchi sovraaortici (dove la “coda” scende sotto la soglia dei cento giorni mentre appena un mese prima superava i cinque mesi e mezzo). Idem anche per due tipi di risonanza magnetica: per quella al cervello e al tronco encefalico si riducono le lungaggini dell’ attesa dai 147 giorni di gennaio agli 88 di febbraio; per quella alla colonna vertebrale si passa in un mesetto da uno standard di 99 giorni (in gennaio) a una media di 65 giorni (in febbraio).

Fonte: Il Tirreno

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