Sette dottoresse fanno causa all’Asl e vincono

Maria Teresa De Lauretis, direttore generale Asl Toscana Nord Ovest

Sette dottoresse fanno causa – e vincono – contro l’Asl Toscana Nord Ovest per non avere garantito gli scatti sullo stipendio che in realtà spettavano loro. Le dottoresse infatti si sono rivolte al giudice del lavoro per chiedere che venissero loro riconosciute alcune differenze retributive a titolo di indennità di esclusività. Si tratta in pratica di dirigenti medici in regime di esclusività, che pertanto non possono svolgere la loro attività, anche come liberi professionisti, se non all’interno delle strutture sanitarie mediche pubbliche, ospedaliere o meno, senza possibilità di poter svolgere il loro ruolo al di fuori di queste.L’azienda aveva sospeso gli adeguamenti rifacendosi alla legge Brunetta, che blocca gli scatti automatici nel pubblico impiego. Soltanto che in questo caso, e non è il primo in provincia (vedi box a fianco), non si trattava di
progressioni automatiche, quelle per le quali la legge è valida e operante, ma di una serie di scatti dovuti ad avanzamenti soggetti a valutazione.
Le dottoresse, una radioterapista, una ginecoloca, tre psichiatre, un’ oftalmologa, e una specializzata in organizzazione servizi sanitari di base chiedevano, oltre all’ indennità, la corresponsione della retribuzione di posizione unificata.
Per cercare di mettere ordine: i medici che superano una serie di criteri di valutazioni, non connessi semplicemente agli scatti di anzianità, si vedono crescere la loro indennità in relazione alle valutazioni superate. Quelle stesse che l’Usl Toscana Nord Ovest, l’azienda per la quale lavoravano da 5 anni, ciascuna a partire da anni diversi compresi tra il 2012 e il 2014 aveva negato andassero pagate ai due medici. E che infatti aveva bloccato per diversi mesi dalla loro assunzione.
Il giudice Augusto Lama nella sua sentenza ha stabilito però che l’indennità di esclusività invece non è soggetta alla legge Brunetta, che infatti non contemplava gli adeguamenti retributivi dovuti alle progressioni di carriera dei pubblici dipendenti, ma solo gli aumenti, o adeguamenti, automatici delle retribuzioni dei pubblici dipendenti legati alla sola decorrenza del rapporto di lavoro, e quindi al progredire della semplice anzianità di servizio. Il giudice ha condannato l’azienda sanitaria a risarcimenti complessivi per oltre 150mila euro. Tre dottoresse hanno ricevuto compensi oltre i 30mila euro, le altre una 28mila, una 21, una 15mila e una 12mila.

Fonte: Il Tirreno Massa Carrara

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