Scotte, medici dal giudice del lavoro: «Da tre anni non ci pagano le guardie»

Walter Gioffrè, presidente del Cnu

Adesso basta. I medici universitari che fanno i turni di guardia e le reperibilità sono pronti al braccio di ferro con le Scotte. «Dal marzo 2015 non vengono pagate per una questione, definiamola così, di carattere tecnico­burocratico legata anche alle verifiche che vengono eseguite dopo che l’apposito ufficio dell’Ateneo invia le presenze dei medici all’Azienda ospedaliera universitaria», sottolinea Walter Gioffré.Il Presidente del Cnu, sindacato a cui aderisce un ampio numero di camici bianchi, svela che la misura è colma. «Cosa chiediamo? Assolutamente niente. Abbiamo fatto numerose riunioni fin dai tempi in cui era rettore Angelo Riccaboni che, riconosco, almeno invitava la controparte. Adesso invece
avvengono in maniera separata e ciò non favorisce certo la soluzione. Confermo che nell’ultima busta paga, quella di maggio, i colleghi non hanno trovato riscontro del pagamento di guardie notturne e reperibilità», aggiunge Gioffrè che è anche coordinatore di Ateneo del Cosau.
Dunque si passa dalle parole ai fatti. «Ho interpellato tre studi legali perché i medici, circa 160,
intendono rivolgersi al giudice del lavoro», annuncia. Ma il braccio di ferro con le Scotte non si
limita a ciò. Nella prossima riunione, il 13 giugno, sul tavolo il tormentone delle progressioni di carriera che riguardano sia universitari che ospedalieri. «Furono una quindicina, ricordo, gli avanzamenti all’epoca della direzione di Morello Marchese. Negli anni seguenti, in epoca Tosi, è stato un calendario fitto di riunioni che hanno portato però ad elaborare un progetto nella pratica mai varato. Ricordo, per esempio, che ci sono medici di 60 anni con lo stesso grado avuto 5 anni dopo l’assunzione. Abbiamo ripreso la trattativa ma la nuova proposta ­- sottolinea Gioffré -­ non tiene conto del lavoro già svolto. Va rivisto il metodo ma anche il contenuto. Soprattutto chiediamo una modifica della valutazione in Ip (incarichi professionali) che esiste solo a Siena e al Meyer, allineando le Scotte al resto della Toscana».
Il presidente del Cnu coglie l’occasione per sottolineare come «l’Azienda ospedaliera, dopo l’era
Semplici, ha inviato solo professionisti fiorentini che hanno portato altri fiorentini, anche se
l’attuale direttore Giovannini si dice casentinese. Come se a Siena nessuno fosse capace di guidare il policlinico e interpretarne le esigenze». Tra poco ci sarà inoltre l’elezione del nuovo vertice del Dipartimento universitario.
«Dopo il buon lavoro di Ranuccio Nuti era auspicabile che si impegnasse Alessandro Rossi ma non sembra disponibile. Ci sono due candidature, una clinica, quella del professor Francesco Dotta, e l’altra
della professoressa Anna Coluccia che ha maturato grandi esperienze politico sindacali. Sarebbe
importante che ­ conclude Gioffré ­ il dipartimento clinico non si spaccasse e che si giungesse ad un’
unica candidatura condivisa».

Fonte: La Nazione Siena

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