Scontro tra infermieri e medici sul nuovo assetto del servizio 118

Stretta sui medici a bordo del 118

Si profila uno scontro piuttosto duro tra medici e infermieri della provincia di Pisa in seguito alla nuova riorganizzazione del servizio territoriale di emergenza-urgenza che scatterà entro il prossimo marzo e che vedrà l’introduzione dell’automedica (con a bordo medico e infermiere) e la contemporanea riduzione da due a uno dei medici impegnati nell’attività 118 (l’altro Pet, Punto di emergenza territoriale, vedrà la presenza di un’ambulanza attrezzata con un solo infermiere insieme a volontari di secondo livello. In taluni casi potrebbe succedere, ad esempio, che debba essere l’infermiere, su indicazione telefonica del medico di turno alla centrale operativa unificata di Livorno, a somministrare farmaci salvavita ad un paziente. Un’eventualità che però viene vista come fumo negli occhi da parecchi medici specializzati in medicina d’urgenza.
Si parla addirittura di “esercizio abusivo della professione”, come è successo a Bologna, dove l’Ordine dei medici ha presentato un esposto. Di tutt’altro avviso l’ Ordine degli infermieri, che a Pisa è passato già al contrattacco.
«Il modello che viene implementato a Pisa – sostiene il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche
della provincia di Pisa Emiliano Carlotti – è già ampiamente collaudato sul territorio dell’Azienda Usl Nord Ovest, e con eccellenti risultati. Sono questi che contano. Ci sono evidenze in campo locale, regionale, nazionale ed internazionale di come non vi siano differenze sostanziali di esiti fra modelli dove è prevista la presenza di soli medici (ormai una rarità) e quelli dove il sistema è multiprofessionale, anzi in questi ultimi spesso i risultati sono migliori. Ma allora perché tutta questa acredine nei confronti degli infermieri? Il motivo è che stiamo vivendo un momento di trasformazione in tutto il sistema sanitario e alcune competenze dovranno necessariamente essere
ridistribuite. Questo cambiamento è già avvenuto, purtroppo però in molti non lo hanno ancora capito e come dei miopi, che ci vedono benissimo da vicino ma molto male da lontano, sono concentrati al mantenimento di uno status quo, ormai non più difendibile, senza riuscire a prevedere e indirizzare, non il futuro (forse sarebbe pretendere troppo), ma neppure il presente».
Il cambiamento a cui si riferisce Carlotti è quello che vedrà nei prossimi anni l’uscita dal Sistema Sanitario di un cospicuo numero di medici, che potranno essere rimpiazzati solo in parte, e una crescita delle professioni sanitarie non mediche, ormai in atto da oltre un ventennio, cioè da quando queste sono approdate nelle università. «Invece di governare questo cambiamento – aggiunge il presidente dell’Ordine – e di porsi al fianco delle altre professioni mettendo al servizio dei cittadini e del Sistema Sanitario quella che è l’indubbia nobiltà della professione medica, con l’obiettivo di valorizzare al massimo tutte le risorse umane e professionali disponibili, una parte della classe medica, probabilmente quella che si sente meno adeguata ad affrontare il cambiamento, si spende per bloccare
l’evoluzione del sistema in un deleterio “catenaccio”, non valutando quanto questo atteggiamento sia autolesivo».
Carlotti difende la categoria dall’accusa di “esercizio abusivo della professione medica”: «Non posso non pensare di come le associazioni di rappresentanza e l’Ordine dei medici non si siano mai occupati del fatto che in molti ambulatori medici privati l’ esecuzione di manovre sanitarie come la rilevazione di parametri vitali, l’esecuzione di esami e la somministrazione di farmaci, ma anche la compilazione delle ricette (quindi la prescrizione) spesso sia fatta eseguire da personale non sanitario, sicuramente più a buon mercato. Nel caso fossero a conoscenza del fenomeno, dovrebbero spiegare come non ritengano questo una minaccia per la salute dei cittadini».
E proprio da Carlotti arrivano delle rassicurazioni per gli stessi cittadini pisani: «Le competenze che mettiamo a disposizione non comportano un maggiore riconoscimento economico e l’impegno della nostra professione ad espandere il proprio raggio d’azione è dettato dalla consapevolezza di possedere preziose risorse utili alla comunità. Nostro intento è farlo in armonia con tutti i soggetti coinvolti in un meccanismo di “coevoluzione” per garantire la sempre più precaria sostenibilità del sistema e, se possibile, un miglioramento delle prestazioni erogate, ottenibile esclusivamente con la valorizzazione di tutte le professionalità e potenzialità esistenti».

Fonte: Il Tirreno Grosseto

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