Scontro sulle perdite della sanità: Conte vuol commissariare la Toscana

Il governatore sotto attacco del Governo

La Toscana ripiani il buco scavato nei bilanci della sanità o per la gestione di Asl, ospedali e presidi sanitari sarà commissariata. I 199,4 milioni di «perdite» accumulati negli ultimi 18 anni, 31, 9 dei quali nel quarto trimestre del 2018, non possono più pesare come un fardello sui cittadini.
È un messaggio duro, quasi un diktat quello spedito con una lettera ufficiale il 29 aprile dal premier Giuseppe Conte al governatore Enrico Rossi, e che piomba nel dibattito pubblico a sedici giorni dal voto per le amministrative e le Europee.Un inedito nelle relazioni fra burocrazie centrali e periferiche. Non è mai successo che un capo del governo abbia richiamato un presidente di Regione sulla sanità . Una lettera in cui il presidente del Consiglio chiede alla Toscana di rimettere a posto i conti secondo le regole stabilite dalla finanziaria 2005, pena una cura da cavallo imposta direttamente dall’esecutivo gialloverde. E cioè l’aumento delle tasse, sia l’addizionale Irpef che l’Irap sulle aziende. E se entro il 31 maggio, scrive il premier, la Toscana non «adempisse», dando dimostrazione di aver
corretto la rotta, scatterebbe una gestione commissariale. Così come quelle già attive nelle regioni del Sud, come Calabria e Campania (che pur avendo rimesso in ordine i conti, la ministra Grillo vorrebbe tenere sotto il controllo di Roma). Perché, pur di ripianare i bilanci, il governo imporrebbe il blocco del turnover nelle assunzioni in sanità fino al dicembre 2020, quello delle «spese non obbligatorie» e altre misure lacrime e sangue, come appunto
un balzello sulle imposte.
Così, a due settimane dal voto, la sanità si trasforma in una sorta di scalpo politico, peraltro ambito da una strana “alleanza”. Perché a rivelare della lettera del premier sono il deputato forzista Stefano Mugnai, vicecapogruppo alla Camera e coordinatore regionale, e il collega Maurizio D’Ettore. I berlusconiani toscani così improvvisamente si ritrovano nella stessa trincea del premier voluto dai Cinquestelle.
«Una situazione catastrofica – dicono Mugnai e D’ Ettore – che allarma fortemente, non abbiamo memoria di richiami di questo tenore. La cifra enorme da coprire (200 milioni su un bilancio da 6,7 miliardi) in così pochi giorni genera fortissime preoccupazioni. Sarebbe un micidiale colpo di maglio alla Toscana ed ai cittadini toscani. Per questo abbiamo presentato un’ interrogazione al governo».
«Una cattiveria – si sfoga Rossi – ce l’ha inviata dopo che noi avevamo già approvato atti normalissimi in
consiglio senza che nessuno si sia agitato. Siamo tranquilli, i conti sono sotto controllo». Un’ entrata a gamba tesa in campagna elettorale? «Sappiano che noi abbiamo gli stinchi duri», quella dei forzisti «è solo squallida strumentalizzazione», dice il governatore. C’è un dato politico però: sia il M5S che Forza Italia ora potranno cercare una rimonta su Salvini. I grillini potranno vantare il rigore governista di Conte; gli azzurri – per cui si è detto disponibile a candidarsi come governatore il senatore Massimo Mallegni – in futuro, al tavolo con la Lega, si intesteranno il merito di essere stati i primi ad aver acceso un faro sul tallone d’Achille della sinistra.
La sanità è da sempre il core business politico di Rossi e l’«eccellenza del sistema» vantata come un modello di buon governo. Per questo Rossi va al contrattacco e rivela di aver inviato contro deduzioni dettagliate in una lettera al premier il giorno dopo, alla quale Conte ha già risposto impegnandosi a chiedere un incontro al Mef. «L’ interpretazione di Conte», dice «è priva di giustificazioni».
E prova a chiarire: per i ripianare i 31 milioni di buco calcolati per il 2018 la Toscana ha già rivisto al ribasso il bilancio di previsione 2019. Non solo. Il disavanzo è scattato per adeguare gli stipendi di medici e infermieri, è costato 108 milioni in più ma il ministero della Salute ha aumentato il fondo sanitario per la regione di soli 45 milioni.
Infine, i milioni di perdite relativi al decennio 2001-2011 non devono essere ripianati subito: in due occasioni la conferenza Stato-Regioni, nel 2011 e nel 2013, ha stabilito un dilazionamento in 25 anni. E «l’ammontare delle perdite – scrive Rossi a Conte il 30 aprile – si è ridotto a 167 milioni, rispetto ad un importo iniziale di 885 milioni». Fino a quando non è intervenuta una direttiva Ue, non erano neppure considerabili perdite, perché si tratta di ammortamenti sui mutui accesi per fare investimenti. E la Toscana ha appena «varato uno stanziamento di 8,8 milioni annui per 19 anni a decorrere dal 2019» per coprire il deficit. Uno stanziamento a rate che il governo continua a concedere all’ Emilia, non farlo con la Toscana sarebbe «lesivo della parità di trattamento». Insomma, la Toscana sembrerebbe un bersaglio politico, non una regione cui applicare il rigore della legge.

Fonte: Il Tirreno

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