Sconfitto il tumore, rinata dopo un intervento alla lingua

L'ospedale di Pisa dove è stato eseguito l'innovativo intervento

La paura – quella che ti toglie il fiato – si è materializzata in un maledetto giorno di inizio estate. Mettendo a rischio i progetti di una vita, troncando le immancabili discussioni su dove partire per le vacanze. «Tumore alla lingua», questo il drammatico responso della biopsia.
Paola – il nome è di fantasia per tutelare il suo anonimato – è sconvolta. Abita a Livorno, ha 45 anni e deve operarsi d’urgenza. Se le tolgono parte della lingua potrebbe non parlare mai più. «Il mio medico mi ha consigliato di andare a Pisa – spiega la donna – e dalla risonanza magnetica abbiamo capito che non c’era più tempo».
È al polo ospedaliero Santa Chiara che nel giro di un mese la paura svolta nella gioia. Nella gioia di andare al mare già per Ferragosto. Decisivo l’incontro con tre luminari. I professori Mario Gabriele, 67 anni, il medico che ha fatto la diagnosi, nonché direttore del dipartimento delle Specialità chirurgiche e della Odontostomatologia e della chirurgia orale; Stefano Sellari Franceschini, 65 anni, primario dell’Unità operativa di otorinolaringoiatria 1; ed Emanuele Cigna, 41 anni, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica.
«Non hanno mai avuto il minimo dubbio – sottolinea Paola – e sono andati dritti come arieti. Ogni mia incertezza veniva smontata da una loro risposta. Con un carattere come il mio, se avessi incontrato persone indecise, non mi sarei mai fatta operare».
È una tecnica innovativa quella che viene proposta alla paziente livornese. E a Pisa – fino a quel momento – non era mai stata fatta. Due équipe al lavoro in unica sala operatoria. Quella di Sellari Franceschini per rimuovere la parte di lingua affetta dal cancro e l’altra – guidata da Cigna – per trapiantare al suo posto un pezzo di coscia. Si chiama – in termini medici – ricostruzione della lingua dopo glossectomia con lembo microchirurgico perforante anterolaterale di coscia.
«È un intervento di microchirurgia che si effettua col microscopio operatorio – spiega Cigna, già docente nelle più prestigiose società scientifiche italiane e mondiali – che serve per unire i vasi che nutrono il segmento anatomico trapiantato, i quali hanno un diametro anche inferiore al millimetro. L’università di Pisa e l’Azienda ospedaliero-universitaria sono senz’altro al livello dei migliori atenei e ospedali degli Stati Uniti e d’Europa. Per avere il meglio i pazienti non devono andare lontano».
Paola si convince e a fine luglio entra in sala operatoria. Ne esce dopo una maratona di 10 ore. Intervento riuscito. «Sono stati eccezionali – racconta la donna – e nonostante i primi giorni fossi spaventata, debole e non mi reggessi in piedi, dottori e infermieri mi hanno sempre coccolata e rassicurata. Chiamavo il professor Cigna anche quando era a casa: il rapporto con lui e con tutti gli altri va ben oltre quello che lega un professionista a un paziente».
Cigna – chirurgo plastico – è in servizio all’ospedale Santa Chiara dallo scorso marzo. Prima lavorava al Policlinico Umberto I di Roma e molto del mestiere l’ha appreso a tantissimi chilometri di distanza, in particolare a Taiwan, in un super ospedale specializzato, dove per decenni un luminare americano ha insegnato ai suoi allievi le tecniche più all’avanguardia nella chirurgia plastica.
Paola – dimessa dopo due settimane – a Ferragosto era già al mare. E il tumore un lontano ricordo. «Non ho potuto fare il bagno e nemmeno prendere il sole – lamenta con il sorriso – ma da buona livornese non potevo non godermi l’estate. Quindi sono andata sotto l’ombrellone». La paura per fortuna ora è alle spalle. «Sono guarita e se la mia esperienza può aiutare qualcuno ne sarei felicissima. A Pisa ho trovato un’altissima professionalità e anche grande umanità».
I segni dell’intervento sono minimi: con altre tecniche – come il prelievo di lembi di tessuto dall’interno dell’avambraccio – le cicatrici sono molto più vistose. In questo caso no. «La prima settimana mi hanno fatto la tracheotomia altrimenti non sarei riuscita a respirare – spiega la paziente – ma ora la cicatrice al collo è veramente piccola. Quella sulla coscia,
invece, si vede sempre meno. Parlo bene, dovrò fare un po’ di riabilitazione logopedica, ma non pensavo di riuscire a riprendermi così rapidamente. Le persone mi capiscono: non ho problemi».  E chissà che per fine estate, dopo il terribile spavento, non ci scappi pure un tuffo in mare.

Fonte: Il Tirreno

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