Sanità toscana, una buona pagella ma i pronto soccorso sono ingolfati

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La sanità toscana funziona. Potrebbe e dovrebbe farlo meglio, ma è promossa nel raffronto con le altre Regioni italiane. O almeno rispetto a quelle che, su base volontaria, si sono fatte valutare dalla Scuola superiore Sant’ Anna di Pisa. Tante le luci ed eccellenze, come ad esempio i tempi di ricoveri ospedalieri nelle strutture ospedaliere, In Toscana un paziente viene ricoverato in media 12 ore in meno rispetto ad altre regioni. Un fatto che consentendo risparmi economici importanti e una minore esposizione a rischi infettivi per gli stessi pazienti. Ma ci sono anche alcune ombre, in particolare i tempi d’attesa nei pronto soccorso. E proprio questo parametro determina la classifica delle Aziende ospedaliere universitarie (Aou): prima Siena, poi Pisa e Firenze.Lo studio del Sant’Anna. A promuovere la sanità Toscana è lo studio sul “Sistema di Valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali” presentato ieri a Bari. Un’analisi relativa al 2018 sull’efficienza della sanità pubblica a cui aderiscono 10 Regioni (oltre alla Toscana, anche Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Umbria e Veneto) e le province autonome di Trento e Bolzano. Mettendo a confronto circa 390 indicatori, i ricercatori santannini del laboratorio Management e sanità (Mes) hanno stilato la pagella dei servizi sanitari.
Solo 4 insufficienze. Alla fine, prendendo come riferimento i 30 parametri più indicativi, le tre Asl della Toscana ricevono solo quattro insufficienze. Per altro non gravi: quei 6 meno meno con cui tanti professori cercano di far capire agli allievi che sì, ci siamo, ma basta poco per migliorarsi. Nel 2018 a non funzionare sono stati in particolare i settori collegati alla sicurezza del lavoro. «O meglio – spiegano i ricercatori del Sant’ Anna -, rispetto alle forze in campo raffrontate con quelle delle altre regioni, in Toscana si fanno meno controlli nei cantieri, negozi e in generale nei posti di lavoro. Ciò non comporta in generale una minore sicurezza, ma rappresenta un segnale d’ allarme per quel che riguarda la prevenzione e rappresenta un segnale di inefficienza su cui intervenire».
Costi in crescita. E le inefficienze hanno un prezzo. Non a caso le altre tre insufficienze sono proprio l’aumento dei costi sostenuti per i servizi sanitari, il consumo dei farmaci oppiacei – considerato non solo eccessivo ma anche più dispendioso – e quella che medici e ricercatori definiscono “l’ appropriatezza diagnostica”. «Con questo termine si intende quanto e come vengono utilizzati strumenti diagnostici come le Tac e le risonanze magnetiche – spiega Federico Vola del Sant’ Anna -. Questo comporta da una parte un aumento dei costi, dall’altra un aumento ingiustificato dei tempi nelle liste d’attesa».
Caos Pronto soccorso. L’uso inappropriato degli strumenti diagnostici è solo la punta dell’iceberg di un sistema che funziona ma che dà piccoli segnali di affaticamento. Detto delle liste, un altro elemento critico sono i tempi d’ attesa nei pronto soccorso degli ospedali. Un vero e proprio tallone d’Achille delle Aziende ospedaliere universitarie. Sui 28 indicatori principali, l’Aou senese ha solo tre insufficienze di cui due gravissime: il fatto che per accedere al pronto soccorso servano spesso 8 ore d’attesa e che ne servano circa 4 perché vengano ricevuti i codice verde. Va peggio nell’Aou di Pisa. In generale conta 8 insufficienze di cui tre molto gravi, perché alle due già segnalate a Siena si aggiunge il numeri altissimi di pazienti che abbandono il pronto soccorso. L’Aou di Careggi, infine conta 9 insufficienze alle tre estreme già segnalate nelle altre aziende si aggiunge il fatto che è una rarità essere visitati entro 30 minuti quando il triage assegna un codice giallo.
Sistema a rischio. Guardando solo i numeri, però, si rischia di arrivare a conclusioni errate. Il caos nei pronto soccorso non è certo colpa dei medici ma di tutto il sistema e degli stessi ammalati: «È chiaro che occorrano degli investimenti in personale e strutture – spiegano al Sant’Anna -, ma è altrettanto vero che le difficoltà sono legate a un sistema incapace di fare filtro. Troppo spesso, sia per propria iniziativa sia a causa di scelte di altri medici, finiscono in pronto soccorso casi che dovrebbero essere affrontati da medici di famiglia e guardie mediche». Insomma serve un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti perché la sanità è un sistema complesso.

Fonte: Il Tirreno

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