Sanità, stretta sulle cliniche private: stop ai pazienti non toscani

Dall'assessore Saccardi un giro di vite per le cliniche private

Un freno ai “migranti” della sanità in arrivo dalle altre regioni. Giro di vite sui pazienti forestieri. D’ora in poi i privati convenzionati con le Asl dovranno offrire più ecografie, tac e cure ai toscani. Pena, un taglio ai fondi in arrivo dalla Regione. E soprattutto un tetto di spesa oltre il quale case di cura e ambulatori accreditati non potranno andare. Obiettivo? Ridurre i costi della sanità, certo. Ma soprattutto tagliare le liste di attesa, ormai un chiodo fisso per Stefania Saccardi e il governatore Enrico Rossi. È questo il cuore di un piano che l’assessora alla salute porterà in giunta oggi. Un pacchetto di misure a cui lavora da settimane la direttrice del dipartimento sanitario Monica Calamai e che sembra rivendicare una sorta di sovranismo in corsia.

I 40 MILIONI NON PAGATI
“Curare sì, ma prima i toscani” è l’ordine che la Regione sta per dettare alle 200 case di cura e centri diagnostici convenzionati con la sanità pubblica, soprattutto a quelli che negli ultimi quattro anni hanno eroso circa 40-50 milioni di euro al fondo sanitario regionale. Non un dramma per uno stanziamento totale da circa 8 miliardi, anche perché non si tratta di un “buco” nei conti, dato che i bilanci sono in ordine. Ma una grana, soprattutto se il trend dovesse proseguire. Perché il nervo scoperto è proprio il metodo adottato dai privati negli ultimi anni, una strategia che molti direttori generali delle Asl considerano un abuso, trasformato di fatto in un baco che ha rosicchiato circa 10-15 milioni di euro all’anno dal 2014 ad oggi.

TROPPI PAZIENTI “FORESTIERI”
Come? Semplice: i privati hanno esagerato con i ricoveri in convenzione, soprattutto di pazienti provenienti da altre regioni, e per interventi chirurgici e prestazioni a bassa complessità: cataratte, interventi ortopedici semplici, ernie ombelicali. Ricoveri che regioni come Lazio, Calabria e Campania si sono rifiutate di pagare alla Toscana, contestandole proprio di essere stata di manica larga con i privati, e aver loro concesso rimborsi troppo generosi per prestazioni che i pazienti avrebbero potuto svolgere nelle loro terre di origine.

LE CLINICHE NEL MIRINO
«Fisseremo un tetto omogeneo per tutta la Toscana – dice Saccardi – anche se i rilievi della Corte dei conti sono partiti per situazioni specifiche, ad esempio per la Asl sud-est». Nel mirino ci sono il Centro chirurgico toscano di Poggio del Sole e la clinica San Giuseppe, entrambi di Arezzo. Qui ogni 10 milioni di euro annui guadagnati per prestazioni offerte a pazienti arrivati da fuori Toscana, 4-5 milioni non sono mai tornati indietro dalle regioni di provenienza. E il problema è che la Asl aveva già anticipato i soldi. Ma le aretine non sono le uniche nel mirino. Anche la Toscana centro dovrà provare a dare una stretta ai privati. Come? Imponendo di trasformare molte prestazioni offerte a pazienti extra-regione in cure ed esami per i toscani.

I PALETTI DELLA REGIONE
Ma i tagli arriveranno. Due le soglie da applicare da gennaio 2019: 1- abbattere del 50% i ricoveri inappropriati, cioè a bassa complessità; 2 – tagliare i casi di ricoveri extra-regione, proporzionando la riduzione sul totale dei pazienti (il 5% di tagli per chi ha il 40% di “migranti” della sanità, il 10 per chi ne cura dal 40 all’85%, il 20 per chi va oltre l’85%). L’idea dunque è quella di ridurre al minimo i non residenti, limitandoli solo agli interventi complessi. La Regione calcola di spendere 33 milioni in eccesso ogni anno. Per tutte le 200 case di cura e cliniche convenzionate la sforbiciata il prossimo anno varrà 8,2 milioni. Obiettivo: arrivare a spendere un massimo di 273 milioni.

PRIMA I TOSCANI (ANCHE IN CLINICA)
Questo significa ridurre il budget annuale ai privati? Non dappertutto. Le Asl potranno rinegoziare i contratti. Ma soprattutto gli anticipi potranno essere conguagliati e dunque i soldi essere richiesti indietro se si dovessero appurare anomalie. Anche perché la delibera dà ordine alle aziende sanitarie di istituire un sistema di controllo. Ma l’idea è appunto far loro aumentare il volume di prestazioni destinate ai toscani, compensando così le perdite dovute al minor gettito per i mancati ricoveri extra-Toscana. E proprio appaltando ai privati esami e visite che ingolfano le liste di attesa. Toscani first, anche in corsia. Un modo, anche questo, per evitare che a decidere di fondi e contratti con le cliniche private fra poco siano i sovranisti, quelli veri.

Fonte: Il Tirreno

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