Sanità: le zone distretto ‘secondo’ i Comuni

Stefano Scaramelli, presidente commissione Sanità

 

La parola ai rappresentanti dei Comuni toscani, per dare voce ai singoli territori. Questa la particolarità dell’audizione svoltasi in commissione Sanità e politiche sociali, presieduta da Stefano Scaramelli (Pd), che ha riunito in sala consiliare di palazzo del Pegaso, oltre cinquanta tra sindaci e assessori. “Ascoltare i sindaci è nostro dovere, sono loro i custodi dell’anima delle nostre comunità – ha precisato il presidente – e la giornata di oggi rientra nel processo di apertura che ha caratterizzato da sempre i lavori della nostra commissione. Dalle audizioni sono emerse proposte ed emendamenti che valuteremo prima in commissione, e quindi in Aula, quando saremo chiamati a esprimersi sulla definizione territoriale delle nuove zone distretto, ma anche sugli aspetti normativi che regolano la fase transitoria, le scelte, gli incentivi, le metodologie adottate dai Comuni, i tempi di decorrenza della nuova zonizzazione. Tra le ipotesi anche incentivi ad hoc per costituire ex novo società della salute, non soltanto favorire incorporazioni o adesioni a quelle già esistenti, e una forte indicazione anche in merito alla gestione diretta delle stesse. Nella proposta di legge regionale sono previsti incentivi importanti anche fino a 130.000 euro per i comuni che decideranno di integrare le loro funzioni in nuove zone distretto”. Questi sono stati gli argomenti affrontati nel corso della lunga mattinata di oggi, martedì 7 febbraio, caratterizzata da una carrellata di prese di posizione, che hanno messo nero su bianco opinioni e paure. Se in tanti hanno detto no all’accorpamento, usando anche espressioni del tipo “marchingegno per imbavagliare chi la pensa diversamente” o “scippo della democrazia”, altrettanti si sono schierati a favore di una riforma che rafforza il ruolo degli enti locali. Molti gli input: dalla rimodulazione di alcune zone alla necessità di evitare il depauperamento di territori piccoli e di confine, dalla organizzazione omogenea dei servizi ai tempi di decorrenza della legge, con predilezione per il 1° gennaio 2018. Unanimità di vedute si è registrata sulla partita dei finanziamenti: “Va bene pensare all’architettura, ma soprattutto occorre lavorare e quindi disporre di finanziamenti certi e sufficienti – è stato sottolineato – per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini toscani”.

Ringraziando per la nutrita partecipazione e per le proposte presentate, il presidente ha concluso l’incontro ricordando i tempi: “Un comitato tecnico, tra Consiglio e Giunta, si è costituito per discutere e approfondire tutti gli emendamenti che stanno arrivando; pensiamo di completare il lavoro della commissione nel mese di febbraio o primi di marzo, per passare poi al voto dell’Aula entro marzo”.

Con la riforma, gli ambiti territoriali vengono ridotti da 34 a 26, sulla base di alcuni criteri: le nuove zone distretto non possono comprendere più di 25 Comuni, né popolazione inferiore a 50mila abitanti. Non possono esserci zone distretto i cui Comuni afferiscano a due Asl differenti. La revisione si basa sulle stime, secondo le quali il 90 per cento dei bisogni socio-sanitari dei cittadini si riferisce alla zona distretto di appartenenza. Vengono accorpate le zone Alta Val di Cecina e Val d’Era; Bassa Val di Cecina e Val di Cornia; Empolese e Valdarno inferiore; Amiata senese, Val d’Orcia e Val di Chiana senese; Aretino, Casentinese e Valtiberina; Amiata grossetano, Colline metallifere e Grossetano. La proposta di legge detta una disciplina transitoria per garantire continuità nel passaggio dalle vecchie alle nuove zone distretto, prevedendo, tra le altre cose, il processo di fusione per incorporazione, nell’ipotesi in cui nella stessa zona distretto esistano più Società della salute. Sono inoltre previsti incentivi per le zone distretto accorpate: 100mila euro l’anno, nel periodo 2017-2021, per ciascuna zona oggetto di accorpamento.

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