Sanità, fuga dall’assessorato toscano

Fine corsa per il dirrettore del Dipartimento alla salute

La direttrice è in partenza per il Lazio e alcuni dirigenti rientrano nelle loro aziende di provenienza. Il dipartimento alla Salute dell’assessorato toscano a più di un anno dalle elezioni regionali del 2020 perde pezzi. Quello più importante potrebbe essere Monica Calamai. In carica dal marzo 2018, quando il governatore Enrico Rossi aveva deciso di darle ampissimi poteri, si sta candidando a vari concorsi per posizioni in altre regioni d’Italia. Le è andata male in Umbria, dove è risultata uno dei 3 esclusi su 52 candidati per la direzione delle Asl perché ha presentato un modulo di domanda vecchio. Sembra invece destinato a miglior esito il suo tentativo nel Lazio. Calamai è tra i circa 80 manager che hanno presentato domanda in quella Regione. Punta a un’azienda ospedaliera, o il San Giovanni o il Sant’ Andrea di Roma. La sua presenza nell’elenco dei candidati è confermata dall’assessore alla Salute laziale Antonio D’Amato.
«Quello della dirigente toscana è uno dei nomi pesanti, in pole position per la nomina», spiega D’Amato, che ha già incontrato Calamai. Gli incarichi saranno dati tra poco, visto che gli attuali direttori scadono a marzo, e se Calamai non ce la dovesse fare potrebbe comunque puntare a Tor Vergata, che si libera un po’ più avanti, a fine anno. Al di là dei tempi, la strada sembra segnata.
Alcuni dirigenti dell’assessorato intanto se ne sono andati. Come Lorenzo Roti, rientrato alla Asl di Firenze, e Matteo Sammartino, fedelissimo di Calamai tornato a Careggi. Altri potrebbero seguirli e uscire da una struttura che ultimamente lavora a regime ridotto.
Se la direttrice del dipartimento toscano verrà scelta davvero dal Lazio e accetterà, cosa che appare scontata sennò non si sarebbe candidata, andrà trovata una figura che gestisca il delicato anno pre elettorale. Non è chiaro il perché dell’addio anticipato e nemmeno cosa ne pensino l’assessora Stefania Saccardi e Rossi.
In questi dodici mesi di lavoro, Calamai e il suo gruppo ristretto di collaboratori non hanno prodotto molte delibere. Tra gli atti più importanti fatti, ci sono due delibere sulle liste di attesa, ora in parte superate dalle nuove indicazioni nazionali sul tema, e ben quattro delibere sul fine vita che però non hanno permesso ancora di far partire le Dat in Toscana, per problemi con il Garante della privacy.
Poi c’è stata una delibera sulle cliniche convenzionate, che praticamente è in corso di riscrittura in presidenza della Regione perché ha dato diversi problemi con i privati. Sempre in presidenza hanno deciso di svolgere in prima persona, togliendoli all’assessorato, le trattative con medici e infermieri arrivando a un accordo appena deliberato. Anche l’abolizione del superticket, passaggio fondamentale di questi ultimi mesi, è un’idea di Rossi. Riguardo ai conti, la situazione è simile a quella del 2017, anche se i dati sulla farmaceutica saranno più chiari nei prossimi mesi, quando si capirà se davvero nel 2018 si è risparmiato (gli osservatori sul punto sono divisi). Calamai in quest’anno è finita nelle polemiche quando si è scoperto che aveva dato un aumento ad alcuni dirigenti di Careggi appena prima ( e in un caso pure dopo) di spostarsi in Regione, dove questi professionisti l’hanno seguita. Poi c’è stato il caso del compagno che si è candidato a dirigere una Asl toscana, mettendosi così nella condizione di trovarsi in rapporto gerarchico diretto con lei. Infine, la manager è indagata, con una posizione per ora giudicata meno grave di quella di altri, nell’inchiesta sui concorsi dell’università a Careggi, azienda che ha diretto per tre anni.

Fonte: La Repubblica Firenze

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