Sanità e tagli, la trincea di Rossi «È la legge, ma faremo ricorso»

Stefania Saccardi, assessore regionale alla sanità

«Sono un vecchio comunista. Ho contestato molte leggi dello Stato, ma i comunisti non possono che applicare le leggi che ci sono». Il governatore Enrico Rossi convoca i giornalisti con l’assessore alla salute Stefania Saccardi (che prima c’è, poi non c’è, infine eccola),  per spiegare che i tagli previsti al personale della sanità toscana nei prossimi tre anni, contestati da medici e infermieri, sono un obbligo  di legge e non una scelta della giunta regionale.«Non c’è un problema di bilancio, i nostri conti sono a posto», ma la finanziaria del 2012 del governo Monti, spiega Rossi, impone che entro il 2020 le Regioni debbano riportare la spesa sul personale sanitario ai
livelli del 2004, meno l’1,4 per cento. Tradotto, la relativa voce di spesa del sistema toscano dovrà calare dagli attuali 2 miliardi e 45 milioni a 2 miliardi tondi. Altrimenti scatterebbe una «sanzione» da 66 milioni l’anno. Rossi assicura poi che la sostituzione dei medici che andranno in pensione con nuovi assunti non sarà bloccata, ma potrà coprire solo parte dei pensionamenti. Saccardi ricorda invece che stabilizzazioni e adeguamenti contrattuali saranno confermati.
Il caso diventa politico: «I sindacati protestano contro di noi in modo scomposto, perché sono consapevoli del vincolo – ­ dice il governatore – Io consiglierei loro di fare una battaglia sui candidati alle Politiche in modo che il nuovo Parlamento cancelli subito quella legge sbagliata. La Regione non c’entra, di rivoluzionari che quel vincolo l’hanno approvato invece ce ne sono molti, sia nel Pd sia in Liberi e Uguali». Così, annuncia che la Toscana presenterà ricorso alla Consulta contro la norma del 2012, perché chi ha i  conti a posto possa decidere in autonomia come spendere.
Rossi parla per quasi un’ora, Saccardi annuisce e, di tanto in tanto, interviene per supportare il governatore. «Nessuna Regione ha investito come la nostra sulla sanità», dice Rossi orgoglioso. Ma poi ammette che i conti non tornano: «Sulla spesa farmaceutica abbiamo bisogno di tagliare gli sprechi».
In mattinata, salta invece l’ incontro tra i vertici dell’assessorato alla salute (Monica Calamai, incaricata
da Rossi di tagliare la spesa sanitaria) e i dirigenti del Meyer per annunciare la spending review.
Venerdì era toccato all’Asl Centro e a Careggi: si parlerebbe rispettivamente di 12 e 6 milioni di tagli sulla spesa del personale in tre anni.
Le dichiarazioni del governatore scuotono tutto l’ arco politico, da destra a sinistra. A protestare sono il
sindaco di centrodestra di Arezzo, Alessandro Ghinelli, e il gruppo regionale di Sì Toscana a Sinistra.
Ma è il Pd che si spacca sulle parole di Rossi: se il presidente della commissione regionale sanità,
Stefano Scaramelli, elogia il governatore e l’ assessore Saccardi (entrambi renziani doc) spiega che
«abbassando i toni e lavorando tutti insieme possiamo raggiungere obiettivi concreti», il responsabile
nazionale sanità del partito, il deputato uscente Federico Gelli, invece ironizza: «Noto con piacere che il
presidente Rossi ha fatto un passo indietro rispetto alle dichiarazioni fatte giorni fa, quando attribuiva
alla finanziaria del governo Gentiloni il tetto di spesa. Si fosse informato si sarebbe risparmiato una
brutta figura». Così il governatore, a distanza, gli risponde che parte della «colpa» è anche dell’ ultima
legge di stabilità che ha confermato il vincolo: «Gelli non capisce o fa finta di non capire. Io ho fatto un
passo avanti e ricorrerò contro la finanziaria del governo Gentiloni che lui ha votato». Mentre Si, con i
consiglieri regionali Paolo Sarti e Tommaso Fattori, sottolinea: «Il sistema sanitario toscano non può
reggere ulteriori tagli al personale. È inaccettabile che Rossi e Saccardi cerchino di minimizzare gli
effetti che i tagli avranno su un sistema sanitario vicino al collasso».

Fonte: Corriere Fiorentino

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