Sanità­-lumaca, proteste e disagi «Mesi di attesa per 2 esami urgenti»

A Empoli riaperto reparto covid

Doveva svolgere due esami urgenti presso l’Asl,
ma l’appuntamento non gli era stato dato prima di un mese e mezzo. Così è stato costretto a rivolgersi ad un centro privato spendendo 70 euro in più rispetto a quello che avrebbe sborsato tramite il servizio sanitario nazionale. A fare i conti con le liste di attesa dell’ex Asl 11 questa volta è toccato ad Andrea Bertini, ex coordinatore di Confesercenti di zona.«Mi avevano prescritto una ecografia all’addome e una radiografia al torace e sulle richieste era scritto urgente ­- racconta ­- ho provato a prendere l’appuntamento il 2 di maggio scorso. Ma dall’Asl mi hanno detto che per il primo esame la disponibilità c’era da metà giugno e per il secondo addirittura
il 20 di luglio. In sostanza, due visite che avrebbero dovuto essere garantite entro dieci giorni mi venivano fissate una dopo quaranta giorni e l’altra dopo due mesi e mezzo. Così sono stato costretto a rivolgermi al privato con disponibilità immediata, ma con una spesa di circa 150 euro a fronte di un costo che tramite Asl sarebbe stato di nemmeno 80 euro. Insomma, così non va. Fortunatamente non ho
avuto problemi a pagare, ma in questo modo chi non può permetterselo non si cura. È una situazione vergognosa».
Un problema, quello delle liste di attesa troppo lunghe, che con sempre maggiore frequenza viene
segnalato dai cittadini. E per risolvere il quale in questi anni sono stati annunciati e realizzati
diversi progetti che, però, non hanno portato ai risultati sperati.
«Uno degli strumenti più sbandierati è il cosiddetto fast­track ­- spiega Corrado Catalani, segretario
regionale della Fp Cgil medici e dirigenti ­- ma in questo modo il problema viene risolto solo
parzialmente perché così si accorciano i tempi delle richieste, ma non quelli di esecuzione delle
prestazioni».
Tra le ragioni delle liste lunghe, spesso oltre i tempi stabiliti dalla stessa Regione, c’è sicuramentela carenza di personale, specie in alcuni reparti. La chiusura di specifiche aree ambulatoriali
specialistiche all’interno del San Giuseppe negli ultimi mesi ne sono la riprova più evidente.
«La carenza di personale è una piaga enorme ­- attacca Simone Baldacci, Fp Cgil Empolese Valdelsa ­- e ancora non c’è nessun piano assunzionale da parte dell’ azienda. Siamo preoccupati perché temiamo
che questo atteggiamento porti alla ulteriore privatizzazione della sanità. Non si risolve il problema,masi utilizza come chiave per aprire alle prestazioni private».
Sulle liste di attesa, peraltro, l’associazione Cittadinanza attiva sta portando avanti un dialogo con la dirigenza dell’Asl Toscana con l’ obiettivo di modificare la normativa riguardo ai risarcimenti.
In molte regioni italiane, infatti, è previsto che in caso di impossibilità a fornire una prestazione
nei tempi stabiliti questa possa essere garantita dal privato, ma con il solo costo del ticket per
l’utente. Mentre in Toscana è stata adottata la formula del bonum/malum, che prevede un rimborso di 25 euro nel caso di ritardi oltre i limiti di legge. Nel 2017 l’ Asl Toscana Centro ha erogato complessivamente 3.362 “rimborsi”.
«Ma le inadempienze in queste senso sono molte di più ­- afferma Franco Alajmo, presidente di
Cittadinanza attiva -per questo crediamo che la garanzia di una visita anche in strutture private ma allo stesso costo sia molto più efficace. Abbiamo un incontro con il direttore dell’Asl Toscana
Centro, dove i problemi con le liste di attesa sono più frequenti che altrove, per avere chiarimenti
in merito e riuscire a modificare una procedura che in questa area ha numerose difficoltà».

Fonte: Il Tirreno Pontedera

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