Salute addio. In 600 mila non si curano più

Fabio Baldi, presidente del centro per i diritti del malato CittadinanzAttiva

La crisi economica colpisce anche la salute: molti si trovano a dover rinunciare o rinviare prestazioni sanitarie e visite mediche come quelle preventive e riabilitative e anche l’ acquisto di farmaci. Secondo il recente rapporto Censis è una scelta fatta da oltre 12 milioni di italiani. Si parla in particolare di pazienti con malattie croniche, con un reddito familiare basso, persone non autosufficienti e donne. «Rapportando questi dati alla popolazione toscana ­ sottolinea Fabio Baldi, presidente del Centro per i diritti del malato
CittadinanzAttiva ­ si parla di 600mila cittadini costretti a risparmiare sulla salute per motivi economici. La crisi, le liste di attesa, le agende chiuse e gli orari ridotti continuano a colpire le fasce sociali più deboli». Dai dati del primo rapporto regionale 2017, l’ area della povertà assoluta in Toscana è stimabile in 53mila famiglie e a 119 mila persone. Ma una famiglia su 4 cerca comunque di limitare la spesa sanitaria per motivi di natura economica: secondo i dati dell’Osservatorio donazione farmaci relativi al 2014, lo fa il 23,6% delle famiglie toscane. Il 18,1% ha ridotto il numero di visite mediche e accertamenti preventivi, mentre il 5,5% si è rivolto a medici e centri diagnostici più economici proprio con l’ obiettivo unico di risparmiare. Nella classifica delle cure a cui si rinuncia maggiormente, secondo i dati Censis ci sono le visite specialistiche, seguite dall’ acquisto di farmaci o dal pagamento del ticket, gli aggiornamenti
diagnostici. Subito sotto il podio, si piazzano le visite odontoiatriche, le analisi del sangue, l’ acquisto di lenti e occhiali da vista, le prestazioni di riabilitazione seguite dalle protesi, tutori e ausili vari. «In molti ­ sottolinea Baldi raccontano al nostro Centro che vanno dal medico specialista come il dentista o l’ oculista solo quando hanno
dolore o disturbi, rinunciando alle visite periodiche importanti fondamentali per la prevenzione. Ci sono poi le terapie riabilitative aggiuntive rispetto a quelle garantite dal servizio sanitario: in molti, soprattutto anziani, ci dicono che vi devono rinunciare perché non possono più permetterselo». Anche morire è diventato troppo costoso
per molti, dice Baldi: «Alcune agenzie funebri in Toscana ci confermano che sempre più spesso i
familiari dei defunti chiedono di poter rateizzare i costi. Sono dati che devono far riflettere».
Sul fronte medicinali, nel primo semestre del 2017 il Banco Farmaceutico in Toscana ha recuperato
48 mila farmaci tra giornata di raccolta del farmaco e donazioni delle aziende farmaceutiche con cui
sostiene enti assistenziali, aiutando così a curarsi 17.123 indigenti. «Esiste una fascia della popolazione invisibile ­ ci spiegano dalla sede milanese del Banco Farmaceutico che il servizio sanitario non riesce a intercettare: si tratta dei senza tetto, che non avendo un medico di base non possono farsi prescrivere una ricetta. Ma ci sono anche le famiglie con Isee troppo basso che si vergognano ad andare in farmacia o hanno paura di essere intercettati dai servizi sociali e di avere problemi legati in particolare alla loro genitorialità. È una popolazione che noi cerchiamo di aiutare per quanto possibile attraverso la nostra rete in tutta Italia». Secondo l’ assessore regionale alla salute Stefania Saccardi, sia quelle del
Censis che del Centro diritto del malato sono «stime che non ci sembra rispecchino la realtà toscana: i dati di aumento di spesa sanitaria nella nostra regione in termini di accertamenti diagnostici e visite specialistiche, dimostrano che in pochi devono rinunciare a curarsi.
Rispetto alle altre regioni poi, quando il Governo istituì il «super ticket», la Toscana ha scelto di
modularlo in base alle fasce di reddito: le famiglie con Isee basso non devono affrontare alcuna spesa, anche sul fronte dei farmaci».
La Regione, sottolinea Saccardi, ha pensato anche ai senza fissa dimora che non avrebbero diritto allecure territoriali. «Una volta usciti dall’ ospedale, possono però essere accolti nel progetto Casa Stenone, realizzato insieme a Caritas, un progetto unico in Italia che garantisce cure riabilitative e palliative anche a chi non ha residenza. In Toscana cerchiamo di dare una risposta sanitaria a tutti».

Fonte: La Nazione Viareggio

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