Sale operatorie d’estate interventi ridotti del 10% a giugno e luglio

Estate a ranghi ridotti in chirurgia

Sarà una lunga estate calda all’ospedale San Luca e nelle altre strutture sanitarie della Lucchesia. Tra la carenza di personale denunciata dai sindacati e le ferie che i lavoratori giustamente prendono in questo periodo si rischia di mettere in difficoltà gran parte dei servizi offerti dal sistema sanitario nazionale. La coperta è corta e per cercare di garantire la copertura dei turni l’azienda ha varato un “piano estate” che prevede la rimodulazione – leggi anche riduzione – di alcune attività.Una riduzione fisiologica quella dei mesi estivi, in particolare per gli interventi chirurgici programmati. Nessuna paura: le sale operatorie non chiudono per ferie, semplicemente si cercherà di ridurre i volumi di attività delle operazioni che possono essere programmate, ma per le urgenze non ci sono problemi: si fanno ogni qualvolta ce n’è bisogno. «La riduzione attesa – fanno sapere dall’azienda – nel volume di interventi chirurgici programmati (non in urgenza) è sotto il 10% per i mesi di giugno e luglio, mentre è sicuramente più rilevante ad agosto». Sul mese più caldo dell’anno, però dall’azienda non arrivano dati più precisi. C’è da tenere conto anche del fatto che oltre alle ferie di medici e infermieri, ad agosto anche molti pazienti non amano operarsi.
L’impatto più significativo di questa contrazione delle attività di sala operatoria si misura soprattutto nella riduzione dei posti letto di long surgery, la degenza lunga per i pazienti che hanno subito un intervento: scendono da 45 a 30, ovvero un buon 33%. La modifica è già stata attuata: è partita dal 15 giugno e verrà mantenuta fino alla fine dell’estate. «Al momento – fanno sapere dall’azienda – non sono previste altre variazioni nei posti letto». Sulla questione della carenza di personale, che ha portato i lavoratori della sanità a proclamare lo stato di agitazione, è intervenuto anche il consigliere regionale di Forza Italia Maurizio Marchetti: «Oggi il sistema si regge sull’abnegazione dei singoli che si fanno carico di turni doppi e tripli, non di rado rimanendo schiacciati da ritmi di lavoro che li espongono concretamente a burnout».

Fonte: Il Tirreno Lucca

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