Saccardi e l’Opa: «Le emergenze arrivano già lì»

Il cuore di Idea Quadrelli, 82 anni, cede durante il suo trasferimento, in ambulanza, dal Noa all’Opa. Si rompe il miocardio e quando arriva a Montepepe i medici non possono più farci nulla. Impossibile operare: Idea se ne va poco dopo. Lei che ­ spiegano i parenti ­ abitava a Turano, a due passi dall’ospedale del cuore. E proprio in quell’ospedale­ propongono i familiari­ potrebbe sorgere un pronto soccorso destinato ai cardiologici per evitare ­ questa l’argomentazione ­ trasferimenti da un presidio all’ altro. Ma un pronto soccorso ­ replicano gli addetti ai lavori ­ è una macchina complessa che impone una serie di servizi “collaterali” e non si tratta di piccoli dettagli. Dalla traumatologia alla chirurgia. Reparti, strutture, macchinari che stanno in un ospedale come quello delle Apuane e non in un’ ospedale specialistico come quello del cuore. Ma se la ratio  della proposta è che l’Opa accolga le emergenze, beh quello già lo fa. E bene. Lo spiega Luciano Ciucci, direttore della Monasterio, la fondazione che gestisce l’ Opa, lo sottolinea Giuseppe Arena, primario della cardiologia dell’ ospedale apuano. Lo ribadisce Stefania Saccardi, assessora regionale alla sanità: «Esprimo la mia vicinanza alla famiglia della signora Idea Quadrelli ­ esordisce l’assessora – Alla luce di questo fatto faremo una verifica e una valutazione su come ha funzionato la rete. Essendo l’ Opa un ospedale specializzato per il cuore ­ chiarisce ­ non può avere un pronto soccorso generico, come tutti gli ospedali. Però l’ Opa accoglie le emergenze cardiologiche, che sono il 40% dei suoi accessi. In questi casi, la cosa migliore da fare -­ aggiunge – è sempre chiamare il 118. Gli operatori del 118 capiscono se si tratta di un problema cardiologico, fanno il tracciato e lo trasmettono all’ emodinamica. In modo tale che il paziente arrivi quanto prima al centro  Hub dell’Opa, per l’ immediato trattamento in emodinamica. I tempi della rete sono i migliori, e sono i migliori anche i dati sulla mortalità: circa la metà della media nazionale». Insomma, le emergenze l’ Opa le tratta eccome e le tratta in un sistema di rete che fa della zona apuoversiliese ­ nelle parole di Luciano ­ «quella con il più basso tasso di mortalità per infarto miocardico acuto in Toscana». Una rete che parte ­ a descriverla nel dettaglio è Giuseppe Arena ­ dalla telefonata al 118: «Moltissimi pazienti con dolore toracico arrivano all’ospedale con mezzi propri. Dovrebbero invece chiamare il 118. È fondamentale che lo facciano». Perchè è da quella chiamata che si attiva la rete: «Il personale effettua immediatamente un elettrocardiogramma che viene visionato, in diretta, dai cardiologi del Noa. Se rilevano un infarto Stemi, per cui è necessario aprire le coronarie entro due ore, il paziente neanche ci transita dal pronto soccorso di viale Mattei, va direttamente in emodinamica all’ Opa». Perchè è all’ Opa che, oltre alla cardiochirurgia, trova casa, appunto, la emodinamica finalizzata a liberare le coronarie con interventi ipercutanei di angioplastica (non a cuore aperto ma con cateterini ndr). Al Noa emodinamica e cardiochirurgia non ci sono, ma c’ è la cardiologia con professionalità e macchinari per intervenire su tutti i problemi che investono l’aritmologia, il “ritmo” del nostro cuore. Quando, infatti, l’ elettrocardiogramma eseguito dagli operatori del 118 a chi ha dolori toracici non rileva un infarto in corso, allora il paziente viene trasportato all’ ospedale e lì viene fatta la diagnosi dai cardiologi perché ­ spiega il primario ­ «talvolta, magari in presenza di altre patologia, non è necessario, ma addirittura controproducente, intervenire subito». Giuseppe Arena la ipotesi di un pronto soccorso all’ Opa la scarta: «per realizzarlo ­ chiarisce ­ servirebbe un altro ospedale a Montepepe, il pronto soccorso ha un senso laddove esista la multidisciplinarietà». Non scarta, però, una seconda ipotesi, quella di portare «la emodinamica al Noa». Il che significherebbe aprire direttamente all’ ospedale le coronarie: «Noi ci occupiamo di aritmologia di terzo livello, ma in viale MAttei esistono tutte le professionalità per interventi di emodinamica». Tema complesso, certo, e delicato per l’ impatto sulle strutture, sulle professionalità e sulle reciproche competenze. Rimane, però, il dato: un sistema di rete eccellente che, stando ai numeri, ci mette al primo posto in Toscana.

Fonte: Il Tirreno Massa Carrara

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