RU486, Scaramelli (Pd): «La Toscana faccia una battaglia etica e culturale al fianco delle donne»

Il presidente commissione Sanità a confronto con i dirigenti toscani

“Ostacolare o manipolare le scelte di chi ha deciso di interrompere la gravidanza potrebbe riportare la nostra società a un passato buio, in cui a non avere diritti non erano solo le donne. I diritti conquistati vanno difesi; oggi più di ieri. Che sia la mozione di un Consiglio comunale, che sia la mancata somministrazione della pillola Ru486, che sia la carenza di strutture o di personale, la Toscana tutta deve intraprendere una battaglia etica e culturale al fianco delle donne”. Lo ha detto il presidente della commissione Sanità in Consiglio regionale Stefano Scaramelli.“La legge – ha spiegato Scaramelli – consente di scegliere e nel farlo accompagna e promuove la tutela della salute. È doveroso vigilare in tutta la nostra regione affinché ci sia una corretta e puntuale applicazione della legge. Il tema che dobbiamo affrontare quindi non è l’interruzione di gravidanza, è come applicare al meglio le norme. Al tempo stesso è opportuno affrontare, con giovani e meno giovani, come rapportarsi con la sessualità nel suo complesso. Sono ancora recenti i tempi degli aborti clandestini, delle mammane, del reato di interruzione volontaria di gravidanza che portava a conseguenze spesso tragiche”.
“Oggi c’è chi, per carriera politica, per fondamentalismo o mera approssimazione, gioca una partita
pericolosa nell’opinione pubblica, le cui vittime rischiano di essere il corpo, la mente e la vita delle donne. La Toscana non può e non deve rassegnarsi – ha concluso -. In qualità di presidente della commissione sanità della Regione voglio aprire un dibattito serio nel merito per anticipare una discussione che rischia di sfuggire di mano. La politica non può fare marcia indietro sui diritti acquisiti e al contempo non può defilarsi. La società deve andare avanti. È necessario affrontare la
dimensione della sessualità in modo non superficiale e libero da pregiudizi. Promuovere campagne di informazione sulla prevenzione, confrontarsi sulla gratuità della contraccezione, avere obiettori nelle strutture sanitarie pubbliche e nelle farmacie, consultori pubblici e personale formato per assistere i pazienti dal punto di vista”.

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