Punti nascita, i numeri bocciano anche Livorno

Se andasse in porto il progetto del ministro Beatrice Lorenzin e le linee guida si materializzassero in qualcosa di prescrittivo, di punti nascita ne rimarrebbero pochi pochi. Più o meno si produrrebbe una rivoluzione nella geografia dei servizi sanitari. Di sicuro, nessuna realtà provinciale raggiungerebbe i mille parti/anno. Ora come ora neanche Livorno, dove lo scorso anno i parti sono stati 953. Nel 2015 furono 1019. Altro conto se rimanesse in vigore l’ accordo raggiunto anni fa dalla conferenza Stato Regioni, che quella soglia la dimezza. Cinquecento parti/anno. Come il decreto Balduzzi. In questo caso, l’ unico penalizzato sarebbe il reparto di Piombino. Perché Cecina nel 2016 ha sfiorato i 460 e con poco più passerebbe la barca. Magari a discapito ulteriore di Villamarina. Quello di Portoferraio ne ha avuti 177 ma l’ insularità lo salva. Per Piombino (263 nati nel 2015, 287 nel 2016)l’ unica chance è la deroga ministeriale, della quale non si sa ancora nulla mentre i vertici Asl continuano a ricordare la scarsità del dato locale, rapportandolo alle linee guida di Lorenzin. Certo è che rispetto al calo nazionale delle nascite di circa il 5%, gli ospedali minori sembrano tenere botta. La discussione sul futuro del nostro, continua a far discutere. Soprattutto le opposizioni. Per i Cinque stelle è evidente che «”l’ incessante lavoro per il mantenimento del punto nascite” non ha sortito alcun effetto, quindi, o qualcuno ha fallito o ha illuso la cittadinanza per evitare contestazioni. In ogni caso ci aspettiamo che il sindaco faccia immediatamente chiarezza su quale, fra le molteplici narrazioni, sia quella attinente alla realtà». Secondo elemento evidenziato: «Se le linee guida del Ministero indicano 1000 parti l’ anno, contro i 270 del 2016, per avere la garanzia sugli standard di sicurezza, si sta implicitamente ammettendo che 270 donne hanno partorito non in sicurezza. Vorremmo dunque capire di chi sarebbe la responsabilità per malaugurati incidenti». Per i Cinque stelle la realtà è diversa: «La sanità è il primo servizio pubblico che uno stato civile deve garantire e come tale non può essere inteso in termini aziendalistici, ma valutandone l’ accessibilità e la qualità. Gli standard di sicurezza si garantiscono assegnando le necessarie risorse e non tagliando sui presidi, tanto più se si parla di un comune come Piombino che è geograficamente isolato e con un’ unica strada di accesso che spesso è bloccata dal traffico turistico per l’ isola d’ Elba. Far mancare un punto nascite a Piombino sarebbe la vera minaccia alla sicurezza di oltre 200 donne ogni anno. Va inoltre ribadito che il Ministero detta delle linee guida che non sono in alcun modo prescrittive».

Fonte: Il Tirreno Piombino

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