Pronto soccorso preso d’assalto. Mancano le strutture alternative

Rinforzi in arrivo al Santo Stefano

Sono giorni di passione al pronto soccorso del Santo Stefano, che sempre di più diventa cartina di tornasole delle carenze dei servizi sul territorio. E non solo perché il picco influenzale inizia a farsi sentire. Nella sola giornata di sabato, nell’arco delle 24 ore, il pronto soccorso di Galciana ha registrato un super afflusso con 350 persone che si sono rivolte al servizio di emergenza urgenza.Un numero che supera di molte unità la media giornaliera degli accessi, che si attesta intorno ai 280 pazienti. Se poi si scorporano i dati, emerge che dei 350 accessi registrati solamente quattro rientravano nella «categoria 1», ossia il vecchio codice rosso, quello di massima gravità; 22 casi rientravano nella «categoria 2» di urgenza non differibile. Il che significa che tutti i restanti accessi facevano parte delle categorie 3, 4 e 5: emergenze
differibili e casi non urgenti. Un sovraccarico di lavoro per i medici, gli infermieri e gli operatori socio sanitari che stanno tutti i giorni in prima linea al pronto soccorso e attese estenuanti per i pazienti. Che evidentemente, non trovando altro sfogo sul territorio, si rivolgono all’ ospedale anche per una semplice congiuntivite o per
essere sottoposti ad una visita di controllo.
Significa che quando i medici di famiglia ‘staccano’ per il loro sacrosanto riposo settimanale, i pazienti si dirigono solo ed esclusivamente al pronto soccorso trascurando, ad esempio, altri presidi territoriali come quello della guardia medica. Il punto guardia medica di Prato centro ha trattato sabato scorso 184 pazienti e domenica 161 fra consulenze telefoniche, visite ambulatoriali, visite domiciliari. Il sistema ospedaliero, nonostante nonostante la forte pressione, ha comunque retto: dall’Asl fanno sapere che i tempi di attesa per la presa in carico dei pazienti, nonostante la ressa del fine settimana, sono stati accettabili e circoscritti ad un’ ora, un’ ora e mezzo al massimo. Sabato pomeriggio, però, era impossibile trovare un posto a sedere in sala d’ attesa, tanto che un paziente ha accusato un malore ed è stato soccorso dagli infermieri e adagiato su una barella. «Noi parenti – si sfoga un cittadino – non riusciamo ad avere più notizie dei nostri cari una volta che questi hanno fatto il triage». Le criticità sono su due fronti e riguardano sia il Santo Stefano – visto che l’ ospedale fa fatica a contenere e a rispondere al super afflusso soprattutto in termini di posti letto e di forza lavoro – sia la scarsa informazione che
impedisce di trovare risposte sanitarie alternative sul territorio.

Fonte: La Nazione Prato

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