«Pronto soccorso in crisi per una gestione fallimentare»

Mario Ferrari, sindaco di Portoferraio e attore protagonista nel futuro dell'ospedale

«Il sistema emergenza urgenza del nostro ospedale è sprovvisto di medici, infermieri ed operatori sanitari». A lanciare l’ allarme, con una lettera accorata inviata al direttore generale dell’ Asl, Maria Teresa De Lauretis, è il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari, che torna all’ attacco sul tema della sanità. «La crisi funzionale che investe il nostro pronto soccorso può riconoscere più cause ­ spiega il sindaco ­ da un uso improprio dello stesso da parte dei cittadini i quali, eliminata la continuità assistenziale territoriale con l’ abolizione della guardia medica identificano il pronto soccorso come unico punto di riferimento per ogni problema, (pagando però ingiustificati tickets), fino all’ eccesso di burocratizzazione ricaduta sulle spalle degli operatori sanitari, sottraendo loro risorse temporali e distogliendoli in pratica dal primario lavoro di assistenza del malato». Ma è sulla «cronica mancanza di medici» che Ferrari punta la sua critica. «Viene sempre banalmente giustificata dal fatto che nessuno vuol venire all’ Elba, eppure è un elemento di grave disfunzione del sistema emergenza urgenza, ma che trova la sua giustificazione in una ricerca di personale estemporanea, messa in atto in extremis e priva di una incentivazione economica e carrieristica quale elemento fondamentale per lavorare in zone disagiate ­ continua Ferrari ­ nella brevità di contratti che scadono dopo appena tre mesi, nella pressoché assenza di alloggi da reperire sul territorio e mancanza di una decente foresteria sostitutiva, da anni promessa e mai realizzata, dalla mancanza di una continuità territoriale vera per i lunghi tempi di traghettazione, il caro traghetti, la difficoltà di parcheggio e di imbarco».

Come conseguenza, spiega il sindaco, il servizio viene coperto chiedendo ai medici presenti di accollasi straordinari. «Si raggiungono anche 200 ore di lavoro mensili, senza adeguati periodi di riposo e integrando irresponsabilmente medici addetti al servizio 118 e al pronto soccorso, i quali hanno una diversa preparazione professionale ­ attacca il sindaco ­ ad aggravare il quadro della situazione la figura del medico del 118 convenzionato che, se pure a tempo indeterminato, è privo dei diritti di un dipendente, cioè senza ferie, senza possibilità di malattia o di gravidanza, senza un trattamento di fine rapporto.

In definitiva un trattamento lavorativo in antitesi alle conquiste dei lavoratori. Tutto questo va avanti da oltre 15 anni». Secondo il primo cittadino il problema avrebbe avuto una possibile soluzione con l’ apporto di professionisti in rete, ma oggi «non potendo contare su una sinergia con gli altri ospedali per una discutibile scelta politica, si ricorre all’ articolo 55, che si presenta non solo particolarmente oneroso per la stessa azienda, ma che comporta una disparità di trattamento a parità di tipologia di lavoro che è discriminatoria ed umiliante per coloro che lavorano all’ Elba tutto l’ anno, per cui moralmente inaccettabile e causa di malumori».

Il sindaco Ferrari ritiene che questo aspetto del problema sanità elbana non deve però far passare in secondo piano le carenze e assenze di altri servizi fondamentali: «abbiamo segnalato ­ dice ­ senza ottenere alcuna risposta, il problema delle colonscopie, dell’ interruzione di altri servizi nel periodo estivo, richiesto e proposto interventi per alleggerire il problema insularità, in particolare per alcune categorie di pazienti particolarmente impegnati, abbiamo sopportato promesse fatte in conferenza dei sindaci e non mantenute. Eppure tutto questo lo avevamo già segnalato nel lontano novembre 2015, in una lettera che probabilmente il direttore generale De Lauretis non avrà nemmeno letto visto che la stessa non ha avuto alcuna risposta, lettera nella quale segnalavamo tra l’ altro che “la desertificazione dell’ ospedale, e la sua trasformazione in un contenitore sempre più povero di professionalità e di prestigio, al contempo arricchito di responsabilità e turni di lavoro intollerabili, sono tra le motivazioni per le quali i medici non vengono più a lavorare all’ Elba in pianta stabile».

Fonte: Il Tirreno Piombino

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