Prato, l’Asl licenzia quattro medici accusati di visitare a nero in ospedale

Ai medici pratesi le visite in nero sono costate il lavoro

Un comunicato aziendale stringato per annunciare una decisione molto severa: il licenziamento di quattro medici. Una tegola pesante che cade sulla testa dei professionisti, tutti ginecologi all’ epoca dei fatti in servizio all’ospedale Santo Stefano di Prato, finiti a luglio sotto la lente di ingrandimento della Procura insieme ad altre dieci persone in un’inchiesta per truffa e peculato ai danni dello Stato.Secondo l’accusa, Elena Busi, Simone Olivieri, Ciro Comparetto e Massimo Martortelli, hanno organizzato un giro di visite clandestine a pazienti cinesi, che avrebbero pagato fino a 150 euro – rigorosamente a nero – per usufruire del servizio sanitario pubblico senza passare dalla prenotazione al Cup (il Centralino unico per le prenotazioni), saltando così le famigerate liste di attesa.
Tutto era partito dopo che una donna cinese si sentì male e all’ostetrica che la visitò disse di aver assunto pillole abortive che le erano state date da un medico italiano attraverso la mediazione di una connazionale. Era l’aprile del 2017: un pentolone scoperchiato. Un anno di intercettazioni telefoniche, telecamere nascoste e riscontri compiuti da carabinieri del Nucleo investigativo di Prato, nelle indagini coordinate dai sostituti Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli, confusi tra i pazienti in attesa di essere ricevuti dai medici. Oltre ai ginecologici dell’ospedale, sono sott’inchiesta l’ex primario del reparto Giansenio Spinelli, in pensione da settembre e indagato per omessa denuncia, e alcuni mediatori cinesi che secondo la Procura avrebbero messo in contatto decine di loro connazionali che avevano bisogno di una visita ginecologica all’ospedale, saltando il canale della prenotazione.
I quattro medici hanno trascorso qualche tempo agli arresti domiciliari, ma poi la misura restrittiva è stata loro tolta dal giudice nel corso della fase preliminare delle indagini, grazie alle parziali ammissioni durante gli interrogatori. Chiuse le indagini preliminari a fine ottobre con 14 indagati, si attende tra qualche giorno la decisione della Procura sulle richieste di rinvio a giudizio e l’archiviazione. L’Asl ha anticipato i tempi, comunicando il licenziamento dei quattro medici, nel frattempo tornati liberi di esercitare, anche se solo privatamente.
Ma i casi non sono tutti uguali: «Il licenziamento non riguarda il mio assistito – fa sapere l’avvocato Paolo Ceccarelli, che difende Olivieri – Lui si era già licenziato in agosto quando gli scadeva il contratto a termine e non ha deciso di rinnovarlo. Potremmo decidere di impugnarlo davanti al giudice del lavoro solo nel caso in cui un’ eventuale condanna comportasse un’interdizione da incarichi pubblici». Il ricorso è, invece, sicuro per Martorelli, come annuncia il legale Antonino Denaro: «Impugneremo il licenziamento, vediamo poi cosa deciderà la Procura. Per quanto mi riguarda chiederò di mitigare il reato di peculato contestato dalla Procura». Posizione sospesa anche per l’Ordine dei medici di Prato, che ha aperto un procedimento nei confronti dei quattro ginecologici, ma «non può chiuderlo fino a quando la sentenza penale non diventa definitiva», come spiega la vice-presidente Rosanna Sciumbata.
Il procedimento disciplinare nei confronti dei quattro ginecologi è partito subito dopo la notizia del loro arresto, con la sospensione dal servizio. Il severo esito culminato nel licenziamento era quasi scontato, visto che già in agosto era partito l’iter per la loro sostituzione. I rinforzi, ben sette, sono stati pescati dalla graduatoria grazie a un’autorizzazione data in via eccezionale dal direttore generale dell’Asl Paolo Morello Marchese per sopperire alla penuria di organico che si era venuta a creare anche per via di maternità e pensionamenti.

Fonte: Il Tirreno Prato

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