Positivi e ricoveri su: gli ospedali pronti a diminuire gli interventi

La Toscana per ora non chiude

I nuovi casi positivi al coronavirus in Toscana sono 812, con un tasso di positività dell’11 per cento rispetto a tutte le persone sottoposte al tampone. Sono 2 i nuovi decessi, 117 le guarigioni. Continua la preoccupazione per la crescita dei ricoverati, in particolare di quelli nelle terapie intensive, che salgono del 16 per cento in un giorno: i pazienti Covid sono ora 547 (+36), di cui 72 intubati (+10). C’ è un nuovo focolaio in una Rsa, Villa Serena di Montaione: contagiati 12 anziani ospiti (uno dei quali ricoverato in ospedale) e 10 operatori. Attualmente, i letti liberi nelle terapie intensive toscane attivi sono una sessantina al massimo. Il motivo è che oltre ai pazienti Covid, ci sono tutti gli altri pazienti, in particolare le vittime di incidenti e le persone sottoposte a importanti interventi chirurgici, con un tasso di posti liberi che viene mantenuto tra il 10 e il 20%. La Toscana ha comunque a disposizione 186 posti attivabili in caso di necessità. Una notevole riserva, ma che non basterebbe se i numeri dell’emergenza tornassero quelli dello scorso aprile.
Per questo, all’assessorato regionale alla sanità, spiegano che in caso di rilevante aumento dei casi Covid, verrebbero automaticamente ridotte le attività chirurgiche, evitando il ricovero dei convalescenti nelle stanze ad alta intensità. Mentre i pazienti traumatologici che arrivano dal pronto soccorso hanno in genere tempi di permanenza lunghi, gli operati restano in media in terapia intensiva due o tre giorni; sarebbe quindi facile nell’arco di pochi giorni ottenere un rilevante svuotamento di quei posti letto, se le chirurgie si fermassero. Il governatore Eugenio Giani spinge per mantenere attivi quanti più servizi, ma i vertici sanitari della Regione danno per inevitabile, in caso di maxi allerta, l’automatismo della riduzione delle attività sanitarie. «Con questi numeri dovremmo essere ancora in una condizione di attenta tranquillità – conferma Valtere Giovannini, dg delle Scotte di Siena – Ma se dovessero riesplodere, la compressione delle altre attività sanitarie sarebbe inevitabile». Lo stesso Giani nei giorni scorsi ha ribadito di preferire iniziative uniformi a livello nazionale che provvedimenti puntuali sul territorio. Così, al momento, la Toscana non sembra voler seguire l’esempio di Campania e Lombardia per dei lockdown locali.
Non mancano le situazioni complesse, come quella della Val d’ Era pisana, che anche ieri ha fatto segnare 57 nuovi casi di contagio. Ma è comunque tutto il territorio regionale che fa segnare dati preoccupanti, come il coefficiente di riproduzione del contagio, chiamato Rt, che in Toscana è più alto che in Lombardia (1,24 contro 1,15). Dalla Regione non sono all’orizzonte misure drastiche – visti i grattacapi del governatore alle prese con la formazione della giunta e l’assenza di un assessore alla sanità – anche se chi è vicino a Giani assicura che «da parte sua ci sia un’ attenzione e una tensione continua su questo tema». Per domani, è fissato il primo vertice del presidente con i vertici delle varie Aziende sanitarie della Toscana.
Dai social, arriva il plauso dell’ex governatore Enrico Rossi all’iniziativa della Lombardia: «C’è da chiedersi – scrive – se per regioni che hanno incrementi di contagio simili alla Lombardia non si debba adottare le stesse misure. E c’è da chiedere se non sarebbe ragionevole fissare, d’intesa tra governo e Regioni, criteri in base ai quali le misure restrittive scattano automaticamente».
Comune di Firenze, Fondazione CrFirenze e direzione sanitaria della Regione hanno allo studio un progetto per uno screening preventivo sui 33.000 studenti dalle scuole materne alle medie della città, con i tamponi salivari rapidi. L’annuncio è arrivato dal sindaco Nardella, ma serve trovare gli infermieri che possano effettuarli: «Cerchiamo compagni di viaggio, operativi e finanziari, perché il test salivare agli alunni possa essere effettuato con la sicurezza e le garanzie che richiede», dice il presidente di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori.

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