Più prestazioni mediche per abbattere le liste d’ attesa

Nell'Asl Toscana Sud il personale non basta

Attività aggiuntive dei medici dell’Asl e, se non basta, convenzioni con strutture private. L’Asl Toscana Sud Est ha dichiarato guerra ai tempi lunghi delle liste di attesa e il presidente della conferenza dei sindaci Giacomo Termine si dice pronto a spingere per eventuali accordi con i privati se le forze interne dell’azienda non fossero sufficienti a risolvere il problema.
L’Asl ha presentato alla Regione Toscana un progetto da 2,2 milioni che la Regione ha finanziato. Circa un terzo delle risorse, 700mila euro, sarà impiegato in provincia di Grosseto per coprire i costi delle attività aggiuntive, pomeridiane e serali, per aumentare il numerodegli esami di diagnostica radiologica pesante (Tac e risonanza magnetica), quelli della diagnostica cardiovascolare (ecocuore, holter, ecocolordoppler, ecc. . .) , gli esami endoscopici e alcune visite specialistiche come quelle ortopediche e ginecologiche. «Il nuovo modello adottato – ha detto il direttore sanitario Simona Dei – ha riguardato gli ultimi mesi del 2018 e sarà esteso al 2019 e in parte al 2020».
È stata fatta un’analisi nell’azienda, sono stati individuati i settori più in sofferenza e «su queste prestazioni – ha detto Simona Dei- è stato fatto un lavoro di collaborazione con i nostri professionisti nostri interessati, un aumento delle ore». Ma se con l’attività aggiuntiva si punta a ridurre i tempi di attesa nell’immediato, la strategia a mediolungo termine passa dal coinvolgimento dei medici di famiglia.
«Quello che vogliamo dare è una risposta ai tempi d’ attesa non solo attraverso dei volumi in più su queste prestazioni in sofferenza – ha spiegato Simona Dei – ma soprattutto attraverso un’ alleanza forte tra i medici di famiglia, che sono i primi a prendere in carica il cittadino, e gli specialisti che sono la fase successiva».
Far passare le prenotazioni delle prestazioni direttamente dall’ambulatorio in cui si prescrivono sarebbe la chiave di volta. Anche perché il medico di famiglia è in grado di far capire al paziente quando un tempo di attesa è corretto e, in caso contrario, può sollecitare direttamente una maggiore accelerazione, senza lasciare il paziente da solo. Termine ha sottolineato come il piano presentato dall’azienda e finanziato dalla Regione nasce anche «a seguito di sollecitazioni importanti da parte dei territori, in cui si diceva che le liste di attesa erano veramente un nervo scoperto, i tempi erano lunghi e non c’era un servizio che rispondesse a tutti i bisogni».
Se le azioni programmate non fossero sufficienti, «poiché – spiega Termine – gli operatori non si possono costringere a fare attività aggiuntiva, l’unico altro modo per abbattere i tempi è quello di convenzionarsi con i privati», come avviene già, del resto, ad Arezzo.

Fonte: Il Tirreno Grosseto

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