Per ogni due medici in pensione arriva solo un sostituto

Francesco Sarubbi, presidente Ordine Medici Prato

Il camice bianco lo hanno appeso al chiodo un mese fa: tra i pensionamenti “illustri”, quello dell’assessore comunale alla sanità e sociale Luigi Biancalani, classe 1948. Nel 2017, almeno dieci medici di famiglia hanno cessato l’attività in convenzione ma non tutti l’hanno fatto per raggiunti limiti d’età (70 anni): otto hanno deciso legittimamente di staccare la spina alla soglia dei 65 anni. Tradotto: una fetta di 15mila assistiti potenzialmente scoperta (1.500 è il tetto massimo di pazienti). «Sono molto preoccupato – ammette il presidente provinciale dell’Ordine dei medici Francesco Sarubbi – Questi numeri sono solo i primi sintomi della gobba previdenziale che ci attende per il biennio 2018-2020». Ma il campanello d’allarme suonava già da tempo. Il segnale di Sos è stato fatto squillare nelle sedi istituzionali opportune da Ordine e Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale. Non è un problema solo di Prato, in realtà, ma di tutta la Toscana. Ma qui il territorio risulta ancora sguarnito di quelle strutture necessarie per dare le risposte di salute che i cittadini richiedono.

40 MEDICI IN PENSIONE.
Secondo una stima prudenziale del sindacato di categoria, nel giro dei prossimi due anni verranno a mancare 40 medici di famiglia sul territorio di Prato e provincia, quelli nati fra il 1948 e il 1952. Nove medici intanto daranno l’addio alla professione nel corso di quest’anno al compimento dei 70 anni. Scorrendo i nominativi presenti sul database dell’ex Usl 4, si calcola che siano 174 i medici generici a Prato e provincia. «Al momento il sistema regge – assicura Niccolò Biancalani, giovane medico di medicina generale e segretario Fimmg della continuità assistenziale – Nelle prossime settimane cinque colleghi prenderanno servizio, tre a Prato, uno a Vaiano e uno a Carmignano». Ma il boom di pensionamenti inizierà nel 2019. Usciranno 40 professionisti, entreranno venti laureati, freschi del tirocinio triennale grazie al corso di formazione specifica organizzato dalla Regione. È qui che si inceppa il meccanismo. In pratica, vanno in pensione troppi medici di famiglia rispetto ai 65 che, ogni anno, a livello regionale, completano il tirocinio necessario per esercitare la professione: così il ricambio generazionale non avviene. «Il problema è la mancata programmazione a livello regionale – aggiunge Sarubbi – I posti messi a bando per il tirocinio triennale dopo la laurea sono troppo pochi a fronte dei pensionamenti».

I POSTI DELLA REGIONE. Per il 2017/2020 la Regione ha bandito il concorso per 80 posti ma dall’ultima graduatoria degli ammessi ne arriveranno solo cinque a Prato. Non è così automatico rimpiazzare un medico che va in pensione. Serve che prima la Regione apra i bandi per la copertura delle zone carenti (questo avviene due volte all’anno): a quel punto i medici in graduatoria vengono invitati a comunicare la propria disponibilità per poi stipulare una convenzione con il sistema sanitario nazionale. «Capita che a subentrare siano colleghi in convenzione che magari avevano già sostituito medici prossimi alla pensione», racconta il presidente dell’Ordine. Ma non è detto che poi diventino massimalisti: un dottore può tranquillamente decidere di fermarsi a mille pazienti. Ora che la domanda di lavoro inizia a superare l’offerta, il rischio è che a soffrire siano i comuni più piccoli.

IL TURNOVER DELLA GUARDIA MEDICA. I tempi sono cambiati. Una volta, dopo il tirocinio, bisognava fare la gavetta tra sostituzioni e guardie. «Prima il servizio di guardia medica era considerato la porta d’accesso alla professione di medico di medicina generale – spiega Niccolò Biancalani – Ora c’è molto turnover nell’ambito
della continuità assistenziale». E quindi se un medico va in pensione può succedere che venga sostituito da un collega che lascia la continuità assistenziale. Un gioco d’incastri che non potrà perpetuarsi all’infinito con l’ondata di pensionamenti in arrivo.

Fonte: Il Tirreno Prato

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