«Ospedale, i tagli penalizzano Prato. E il personale non è sufficiente»

Rinforzi in arrivo al Santo Stefano

«La cronicità delle carenze d’ organico in sanità si ripercuote sui servizi e sulla salute dei cittadini. Su quelli pratesi più che sui fiorentini, i pistoiesi e gli empolesi». Il segretario della Funzione pubblica Cgil di Prato Sandro Malucchi non lesina cifre e raffronti. «Nei giorni centrali del mese di agosto i pratesi assisteranno alla chiusura di 99 posti letto. Molti nelle chirurgie, come è ovvio, in cui verranno garantite solo le urgenze. Sono troppi i 28 posti letto chiusi sui 112 disponibili nei dipartimenti di medicina ­ tuona Malucchi ­. Ciò per esempio non avviene né a Pistoia né a Empoli. E per la zona di Firenze le parziali chiusure di Scandicci sono ammortizzate dalle piene aperture di Santa Maria Nuova e Santa Maria Annunziata. Ciò succede perché a Prato ci sono meno addetti che altrove». La Cgil il 27 giugno organizza una manifestazione a Firenze a cui parteciperà anche la compagine pratese. Lorenzo Pancini della Cgil Camera del lavoro avanza le richieste per Prato e la Toscana. «Abbiamo visto, negli ultimi anni, il taglio dei posti letto negli ospedali ma uno scarso potenziamento dei servizi territoriali ­ afferma ­ La distanza da strutture nelle quali avere cure adeguate accentua le disuguaglianze. Il depotenziamento degli ospedali periferici, senza una opportuna riorganizzazione della rete ospedaliera incide sui tassi di mortalità. Avere un infarto in zone montane o in territori urbanizzati può fare la differenza tra la vita e la morte, e questo non è accettabile. La connessione tra ospedale e territorio è cruciale per il funzionamento del sistema di cure e per la continuità dei percorsi del paziente cronico e per evitare il ricorso inappropriato, ma spesso obbligato, al pronto soccorso». Anche la Funzione pubblica Cisl con il suo segretario territoriale Massimo Cataldo va giù duro sulla calda estate che si prospetta sia per i lavoratori che per gli utenti dell’ ospedale. «Questa riduzione di posti letto che comunque sono tanti, un centinaio nel momento clou dell’ estate ­ dice Cataldo ­ dimostra che l’ azienda sanitaria sta andando a rilento. Il piano di chiusure è legato alle politiche del personale: si chiude perché altrimenti i lavoratori non possono andare in ferie». Cataldo si dice preoccupato che si possa ripresentare quello che è accaduto lo scorso anno. «Ad un certo punto è stato necessario riaprire i posti letto ­ prosegue ­ costringendo il personale a turni massacranti. Fra l’ altro dal primo giugno è stata attivata la reperibilità di presidio anche per gli 3 giugno 2017 operatori socio sanitari e non solo per gli infermieri. Purtroppo il personale stenta ad entrare da quelle graduatorie obsolete alle quali l’ azienda sta attingendo».

Fonte: La Nazione Prato

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