Ospedale, De Caterina per il dopo Marzilli. Rivoluzione fra Cisanello e Santa Chiara

Con il neodirettore del Dipartimento alla salute cambio in vista per la sanità toscana

«Messo a riposo per raggiunti limiti di età». Nel linguaggio della burocrazia sanitaria potrebbe sembrare solo un passaggio di testimone. Ma da Cisanello sono appena andati in pensione alcuni dei pilastri del policlinico universitario. L’Aoup ha varato (o varerà a giorni) le nomine per affidare un incarico a sette nuovi primari. Sostituiranno altrettanti veterani della medicina giunti a fine carriera. Per molti reparti si tratterà davvero di una transizione dolce da una stagione clinica all’altra, al padiglione 10 invece si apre una rivoluzione.
Da qui ai prossimi otto mesi la governance del dipartimento Cardio-toracico guidato da Mauro Ferrari cambierà volto. Per il “cuore” dell’ospedale più importante per un milione e 200 mila abitanti della Toscana nord ovest è l’occasione per una svolta epocale. Sono appena andati in pensione Alfredo Mussi, primario della Chirurgia toracica, e Mario Marzilli, al timone della Cardiologia 1. Nel primo semestre 2018, poi, lascerà anche Uberto Bortolotti, il cardiochirurgo che guerreggiò con Mario Mariani, scomparso pochi giorni fa a 82 anni, l’icona su cui la cardiochirurgia pisana ha costruito le sue glorie e le sue dannazioni. Mussi, Marzilli e Bortolotti sono tutti e tre universitari, e non è un caso che per ora soltanto uno di loro abbia già un successore designato. Si sa che ad ereditare la guida della Chirurgia toracica sarà Marco Lucchi. Professore associato e braccio destro di Mussi, la sua nomina non ha incontrato veti. Per sostituire Marzilli (il facente funzione è Enrico Orsini), invece, la direzione dell’ospedale, in accordo con il rettorato, varerà un concorso. Si cerca un ordinario. Stessa cosa succederà in estate per l’erede di Bortolotti. Due tessere difficili da sostituire ma su cui l’Aoup si gioca l’opportunità di rilanciare un settore in crisi.Ma una volta definito il successore di Marzilli, resterà comunque aperta la pratica della chirurgia del cuore. Ed è proprio con una rivoluzione al centro nevralgico del dipartimento che il direttore generale Carlo Tomassini potrebbe voler lasciare Cisanello, dato che anche per lui a primavera 2018 scade il mandato pisano. Non è un mistero che Enrico Rossi da tempo voglia valorizzare l’esperienza della cardiochirurgia dell’Opa di Massa firmata Monasterio. «Perché tenere un’eccellenza come quella confinata a Massa?», è il ragionamento. Così da tempo si profila la possibilità di fonderla con Pisa. E lì ci sono due big invidiati da tutti e tre i policlinici universitari toscani, e cioè Bruno Murzi e Marco Solinas. Il primo, da poco diventato sindaco di Forte dei Marmi, è un luminare nella chirurgia del cuore per bambini. Per portarlo alla direzione di un reparto o del dipartimento pisano servirebbe una svolta nell’assetto delle aziende regionali. Il secondo non è un accademico. Dunque, l’ipotesi più plausibile per ora è quella di puntare su un prof esterno (non ce ne sono nella équipe di Bortolotti).
Ma non è solo il “cuore” di Cisanello a cambiare ritmo. Va in pensione anche Antonio Boldrini. Il capo della neonatologia lascia il reparto a Paolo Ghirri, il suo braccio destro. Non è ancora chiaro chi lo sostituirà alla guida del dipartimento Materno infantile. Oggi 7 super primari su 10 sono universitari. Tomassini potrebbe chiedere al rettore Paolo Mancarella di riequilibrare. Passaggio soft a Endocrinochirurgia. Da un luminare della tiroide all’altro. Al posto di Paolo Miccoli, già da due anni lontano dalle sale operatorie perché impegnato al Miur, arriva Gabriele Materazzi. La Medicina d’urgenza universitaria, finora guidata da Franco Carmassi, va a Lorenzo Ghiadoni. Michlangelo Scaglione, dopo l’interim scattato per la morte improvvisa di Michele Lisanti, è confermato alla guida di Ortopedia 1. Vanno in pensione anche Mario Giusiani di Tossicologia forense e Bruno Rossi di Neuroriabilitazione. Per quest’ultimo per ora è stato individuato un facente funzione, Carmelo Chisari.
Per questo è già cominciato un risiko di nomi e idee sulla rinascita del “cuore” pisano, una partita che promette di lasciare strascichi e aprire qualche faida silenziosa fra ospedalieri e universitari. Sono almeno 5 i medici che potrebbero correre per il posto da primario alla Cardiologia 1. Da settimane in quasi ogni capannello di camici bianchi spunta il nome di Raffaele De Caterina. Sessantatré anni, originario di Benevento ma pisano d’adozione, è uno dei cardiologi più affermati d’Italia. Ha casa sul lungarno Gambacorti, si è specializzato in ateneo, ha seguito un corso di perfezionamento al Sant’Anna con il massimo dei voti e lavorato alla Fondazione Monasterio del Cnr prima di vincere un posto da ordinario a Chieti. Da prof, ha davanti a sé almeno altri sette anni di carriera e potrebbe volerla chiudere nella sua città. Ma proprio per conquistare l’abilitazione da ordinario a Pisa avevano partecipato al concorso nazionale anche molti cardiologi in-house. Quasi nessuno fra chi ce l’ha fatta ha il profilo giusto. Difficile possano sperarci ad esempio Roberto Pedrinelli e Carlo Palombo. Sono sì cardiologi, ma la pratica clinica – quasi da internisti – li ha portati a maturare esperienze decennali in campi diversi. È diventato ordinario invece Michele Emdin. Non è un dipendente dell’Aoup ma della Fondazione Monasterio. Fra gli esclusi c’era pure Anna Petronio, che però ha dato battaglia e vinto il ricorso.

Fonte: Il Tirreno Pisa

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